Zero.Zero Incipit

“Ho fretta, quindi vado lentamente”

Napoleone Bonaparte

Lo ricordo come se fosse ieri.

Il giorno che ci siamo trasferiti nell’attuale casa, il mio primo gesto fu quello di  tirar fuori dalla scatola un mucchio di fogli sparsi, raccogliere le matite e cominciare a disegnare.

Ogni volta facevo un disegno canticchiavo, e subito dopo mostravo ciò che avevo appena fatto ai miei genitori. I disegni che facevo spesso rappresentavano animaletti di ogni specie che avevano sentimenti e potevano parlare.

Avendo una sorella maggiore appassionata di fumetti di ogni genere e di cartoni animati trasmessi alla televisione, seguivo ciò che guardava. Affascinata da quel mondo di animazioni e strabilianti avventure.

C’era un quesito che passava continuamente per la mia mente: come poteva essere la vita in un mondo fatto di carta, di disegni animati? È un po’ il solito processo che accade quando ci si reca al cinema: se la trama è avvincente ed appassionante subiamo una sorta di coinvolgimento, arrivando ad un punto di immedesimazione tale da riuscire a sentire noi stessi presenti nella storia ed in quel preciso attimo poter vivere le vicende assieme al protagonista.

Come vivere quel mondo che, tuttavia, non fa parte della nostra realtà.

È solo una proiezione. L’artista mediante l’immedesimazione proietta sui personaggi le caratteristiche sia fisiche che mentali appartenenti alla propria condizione umana. In effetti, quando da bambina leggevo i primi fumetti, subivo lo stesso fascino. Volevo essere anche io un personaggio di quel mondo, volevo anche io subire mutamenti di ogni sorta, ed immaginavo di muovermi fra le parole delle vignette e di attraversare i riquadri disegnati per farne ciò che desideravo.

Se pensiamo, ad esempio, al fatto che molti film animati sono stati creati sulla base delle esperienze dell’artista, che riporta in forma animata i suoi ricordi e/o pensieri, è facile avere un coinvolgimento e un assorbimento nella storia ritrovando in essa, tutto o in parte, il nostro vissuto.

Un tipo di antropomorfismo legato alla sfera fantastica, di sogno.

Con la fantasia possiamo diventare ciò che vogliamo.

È un modo come un altro per immedesimarsi e talvolta rifugiarsi in un mondo diverso dal nostro. Le creazioni animate servono proprio a questo, a far animare tutto ciò che vogliamo, senza confini: anche un sasso può diventare un essere che vive, che cammina, che parla e così via.

Nel mondo animato niente è impossibile.

Ci possiamo domandare: l’immedesimazione dell’artista che anima il proprio mondo fantastico può essere considerata una sorta di antropomorfismo? Forse si.

Diciamo che l’antropomorfizzazione implica sempre l’animazione, mentre invece l’animazione non presuppone necessariamente l’antropomorfizzazione (si pensi, ad esempio, banalmente a quando viene animato un essere umano!).

Su questo si basa la mia ricerca. Sotto il segno dell’antropomorfizzazione dei personaggi animati, degli oggetti, ma soprattutto degli animali, ai quali verranno attribuiti nel tempo caratteristiche sempre più  appartenenti all’essere umano, partendo dalle animazioni storiche a quelle più recenti degli anni nostri.

E’ un aspetto che, senza ombra di dubbio, risalta notevolmente ai nostri occhi quando osserviamo un “cartone animato“, ma nonostante ciò viene anche poco considerato (in realtà, oggi come oggi, nessuno ci fa caso perché nei cartoni animati un “animale parlante” è un fatto normale, per questo motivo l’antropomorfizzazione di un animale è un fattore poco considerato).

Possiamo prendere, ad esempio, il fatto che uno dei pionieri stessi del cinema d’animazione, Émile Cohl, fu il primo che introdusse “l’umanizzazione” degli animali: un aspetto che, se ben notiamo, è ancora oggi presente nei comuni film d’animazione proiettati al cinema, o nei cartoni animati che vediamo alla televisione. Quando esisteva solo il cinema “dal vivo”, fatto cioè di esseri umani e oggetti o comuni animali, la comparsa dei primi “animali parlanti” fu un fattore che, inconsapevolmente, avrebbe avuto ripercussioni incisive nella vita quotidiana di tutti i giorni.

Nel presente elaborato verranno, quindi, presi in considerazione i motivi ed i significati per i quali ci vengono proposti personaggi animali in cui ritroviamo comportamenti umani, come la sfera caratteriale, sentimentale, difetti e pregi, che possono essere raggruppati sotto il termine “antropomorfismo psicologico/spirituale“.

Verrà, infine, evidenziato come vengono attribuite le sembianze fisiche umane agli animali, fenomeno definibile come “antropomorfismo fisico”, avvicinando sempre di più la sfera animale a quella umana. Ora vedremo nello specifico come è accaduto tutto ciò.

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