5.2 L’Antropomorfismo Italiano

Gli effettivi esordi del cinema d’animazione in Italia li ritroviamo nel 1957, quando vennero realizzate delle mini serie animate trasmesse a scopo pubblicitario in televisione dal programma “Carosello“. [1]

Oltre a introdurre l’innovazione della réclame, inserendola in un contesto che aveva il pregio di renderla gradevole ed amata dal pubblico, Carosello portò anche tutta una serie di innovazioni nel linguaggio televisivo in generale, tra le quali l’introduzione dell’animazione.

Questo programma ebbe il pregio di (ri)lanciare la scuola di animazione italiana, infatti parecchi degli spot diventati più noti e apprezzati vennero realizzati da studi grafici italiani cresciuti proprio in quegli anni [2]

Calimero, il pulcino nero testimonial del Carosello per ben 13 anni, nato negli anni ‘60 dalla fantasia di Carlo Peroni per conto dei fratelli Pagot venne creato come personaggio sulla scia de “Il Brutto Anatroccolo“, ma il pulcino non era nero, era solo sporco, e da qui che poi è nata la famosa frase “Ava, come lava” il detersivo che reclamizzava.

Il messaggio pubblicitario era incentrato sulla diversità del suo aspetto non in toni ostili, bensì ironici.

Le critiche mosse nei confronti del personaggio Calimero sostenevano che essendo un pulcino nero si offriva in qualche maniera una riproposta del pensiero razziale, evidenziato, secondo taluni, anche dalla celebre frase che era espressa dal pulcino. [3]

Sempre nel 1957 nacque il personaggio animato di Trottalemme il cavallo di “Cocco Bill, creato da Benito Jacovitti inizialmente come striscia in un supplemento per ragazzi allegato ad un quotidiano. [4]

Originariamente il cavallo non aveva un nome e la sua unica mansione oltre a quella di essere il compagno di “Cocco Bill” era quella di fumare le sue sigarette, mentre nella versione animata venne sostituita da un piatto di pasta al pomodoro, di cui il cavallo ne andava goloso anche nelle sue prime apparizioni sulla striscia quotidiana.

Altro esempio di Antropomorfismo espresso attraverso il mezzo pubblicitario è Grisù (sempre dei fratelli Pagot). Il draghetto che da grande vuole fare il pompiere, ma “la sua gola in fiamme” glielo impediva e l’unico rimedio era la caramella “Menta Fredda, di cui faceva la pubblicità nel Carosello del 1967. Le avventure del drago erano sempre incentrate sul suo desiderio di essere come un umano rinnegando il fatto che fosse nato da una stirpe di draghi sputafuoco.

"Grisù" il draghetto che voleva fare il pompiere.

Grisù il draghetto che da grande vuole fare il pompiere!

Altra pubblicità con personaggi animali animati fu quella del “Succo Derby” del 1965, attraverso la realizzazione di un cavallo con la parlata romanesca, la cui frase di rito era “Vitaccia Cavallina me scappa sempre la parolina..” e la parola che tanto cercava era Derby: un gioco di parole dato dal nome del succo sponsorizzato e la grande gara di corsa a cui doveva partecipare il cavallo.

Negli Anni Cinquanta dalle mani di Maria Perego comparve, invece, uno dei primi pupazzi, che venne poi trasposto in versione animata per la televisione, ossia Topo Gigio che ebbe un notevole successo sia in Italia che all’estero, un personaggio che incarnava l’ingenuità e l’umorismo, dotato di pensieri propri sempre espressi con candore.

In questo panorama di artisti cresciuti e resi noti grazie a Carosello ritroviamo anche il grande autore Bruno Bozzetto il quale, oltre al celebre “Il Signor Rossi“, “Allegro ma non troppo“, che sembra assomigliare per certi versi alle “Silly Symphony di Disney, realizzò nel 1974 “Self Service” (disegni animati a colore, senza il dialogo), una parodia sul rapporto uomo-mondo, tramutata nel rapporto zanzara-uomo.

“Self-Service” del 1974 di Bruno Bozzetto.

“Self-Service” del 1974 di Bruno Bozzetto.

La storia è semplice: le zanzare si cibano dall’essere umano durante il sonno e anche se rischiano di essere uccise, continuano imperterrite con il loro abituale “self-service”: L’antropomorfismo che attua Bozzetto sulle zanzare è utilizzato con maestria da parte dell’autore, che inventa per le zanzare un vero e proprio mondo umano in miniatura. Anche se non umanizzate fisicamente, le zanzare compongono il loro quotidiano ad immagine e somiglianza a quello umano. [5]

L’autore ci offre, dunque, nelle sue intenzioni,  una parodia dell’uomo colpevole di succhiare la linfa vitale al mondo (con le catastrofiche conseguenze che ne possono derivare).

Il personaggio, però, più amato dal pubblico di Carosello fu quello creato dalle mani di Osvaldo Cavandoli, “La Linea” (chiamato inizialmente “Mr. Linea“).

Nel 1969, Emilio Lagostina vide in quello scarabocchio delle enormi potenzialità e lo prese come testimonial delle sue pentole a pressione: il personaggio divenne, così, protagonista di una serie di celebri spot pubblicitari in cui l’omino venne doppiato splendidamente da Giancarlo Bonomi, che lo dotò di una parlata dall’accento vagamente meneghino, incomprensibile ma efficacissima nel descrivere gli stati d’animo e quindi intesa dal pubblico di tutto il mondo. [6]

Il personaggio de “La Linea” e l’autore Osvaldo Cavandoli.

Il personaggio de “La Linea” e l’autore Osvaldo Cavandoli.

Sebbene non si tratti di antropomorfismo attuato sull’animale, in questo caso si può definire un tipo di antropomorfismo attuato sulla sfera astratta, ovvero prende vita e si anima una semplice linea da cui nasce il protagonista e svariati oggetti che quest’ultimo incontra lungo il suo cammino.

Nel Capodanno 1977 fu annunciata la chiusura del programma Carosello, con conseguente declino e perdita di interesse per l’animazione italiana, così che molte case di produzione dovettero chiudere.

Non fu, però, il caso di Cavandoli,  il quale rimontò gli spot di Carosello ricavandone un centinaio di film brevi di tre minuti che ottennero successo in moltissimi paesi dell’estero, ma non in Italia. Infatti, la TV di stato chiuse tutti i battenti al suo personaggio più celebre, in quanto costituiva un richiamo diretto alle pentole che sponsorizzava, e ciò significava fare pubblicità indiretta. Forma di censura che tra le altre cose non è mai stata applicata ad altri personaggi celebri di Carosello, come Calimero ecc.

Cavandoli ne rimase giustamente amareggiato, ma continuò a mietere successi all’estero.

Come pochi sanno è grazie a Giuliano Cenci, autore di “Un burattino di nome pinocchio“, già citato nei capitoli precedenti, che la storia del cinema d’animazione ha avuto qualche chance in più nel permeare attraverso il Carosello, in quanto egli stesso ha contribuito a far durare per vent’anni l’animazione italiana attraverso lo show del Carosello stesso.

Non è tuttavia semplice ricostruire il cinema d’animazione in Italia, in quanto ci sono stati per lo più casi sporadici e quasi mai portati a termine e ad oggi la situazione non è molto cambiata, così come ha evidenziato la critica da parte di Mario Pintus sul cinema d’animazione in Italia :

Una vera e propria scuola dell’animazione, in Italia, non è mai esistita. E’ piuttosto esatto affermare il contrario, in quanto, così come in molte altre nazioni, tale forma di spettacolo ha potuto vivere esclusivamente grazie, al talento e alla perseveranza di pochi e fanatici assertori del disegno in movimento.” Tratto da “A…come Animazione” di Mario Pintus.

Con il mercato, però, non era certo morta la creatività.

I grandi autori resistevano e producevano ugualmente autofinanziandosi (perché lo Stato,a differenza di quanto succedeva e succede in altri Paesi,non finanziava niente) una notevole produzione di cortometraggi che ha acquisito una notorietà forse maggiore all’estero che in patria, trovando il suo pubblico nei festival specializzati di tutto il mondo.

Il corto diveniva, così, il momento per poter esprimere liberamente la creatività personale, sperimentando nuovi linguaggi e nuove tecniche espressive: la Quicksand con Valter Cavazzuti, The Animation Band con Giuseppe Laganà, la Bignardi Film di Modena, la Mixfilm di Milano e poi ancora Giorgio Valentini, Mario Addis o la giapponese-milanese Fusako Yusaki con un uso personalissimo della plastilina animata in stop motion.

Di ben al genere sono le opere di Luzzati e Gianini i quali, nel 1964, realizzano “La Gazza Ladra“.

Mediante la tecnica del découpage colorato producono un’opera fiabesca, nella quale tre sovrani annoiati decidono di fare la guerra agli uccelli, così ogni sorta di specie di uccello è costretto a fuggire dalla foresta e rimarrà soltanto la gazza che decide di proteggere il luogo e sconfiggere i tre sovrani.

La poetica fiabesca non è soltanto la qualità principale di questi lavori, vi è anche uno studio teatrale nella composizione delle ambientazione e dei personaggi disarticolati stessi, è un omaggio alla memoria, alla nostra memoria infantile.

“La gazza ladra” del 1964 di Luzzati e Gianini.

“La gazza ladra” del 1964 di Luzzati e Gianini.

Negli Anni Novanta, l’unione europea ha cercato d’incentivare la produzione d’animazione sollecitando e promovendo gli animatori verso progetti di serie TV e di lungometraggi.

Naturalmente, anche in Italia non si poteva che prendere come manna dal cielo un’occasione così. Su questo indirizzo, sebbene con un grosso ritardo, la televisione italiana ha finalmente colto le indicazioni del mercato internazionale e ha affrontato la questione per i programmi per i ragazzi.

Abbiamo così l’opportunità di vedere, ad esempio, la serie Lupo Alberto di Silver (Guido Silvestri) prodotto da Giuseppe Laganà.

Lo sfortunato lupo incarna esattamente l’essere umano, e assieme a lui compaiono altri numerosi animali appartenenti alla fattoria McKenzie, come la gallina Marta, Enrico la talpa, il cane Mosè guardiano della fattoria e molti altri ancora.

La serie creata da Silver non è altro che una sorta di parodia della vita quotidiana, che alle volte viene sconvolta da avvenimenti imprevisti, ma tutto poi ritorna al solito ciclo. Sono evidenti anche satire di tipo politico, ad esempio Lupo Alberto incarna il giovane ribelle, che non segue le leggi prestabilite, mentre Enrico incarna più un essere umano appartenente alla politica, rigoroso e pieno di promesse mai mantenute.

Gli animali della fattoria assumono, così, pregi e difetti umani, come se fossero persone comuni che affrontano la vita di tutti i giorni.

In questa immagine abbiamo Lupo Alberto e Enrico la talpa. Nasce nel 1974, sotto la creazione di Silver, nelle strisce quotidiane pubblicate sul Corriere dei Ragazzi.

In questa immagine abbiamo Lupo Alberto e Enrico la talpa. Nasce nel 1974, sotto la creazione di Silver, nelle strisce quotidiane pubblicate sul Corriere dei Ragazzi.

Dal 1995, la RAI ha avviato una politica produttiva nuova, attenta alle possibilità nazionali, con cui i progetti italiani hanno cominciato a potersi mostrare sul mercato europeo.

In questo panorama fece la sua comparsa, oltre a Lupo Alberto, “Pimpa” di Altan realizzato dalla Lanterna Magica di Torino.

Con uno sforzo durato ben cinque anni per la produzione “La freccia Azzurra“, la società torinese, ha conquistato il favore del pubblico e delle critica.

A quest’esperienza è seguita la produzione “La gabbianella e il gatto” (1998), basata sul racconto “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” scritto da Luis Sepùlveda nel 1996, rappresentando il tema dell’amicizia fra diversi: un gatto che deve prendersi cura di una gabbianella ed insegnarle, infine, a volare.

A fronte dei costi altissimi per una produzione di questo tipo, si deve tener conto anche che l’Italia è sicuramente un Paese molto diverso rispetto all’America, dove la Disney può contare su un pubblico ben più vasto e comunque più affezionato al genere.

Mentre, in Italia fumetti e cartoni animati sono stati, da sempre, guardati con occhio critico o meglio un prodotto rivolto solo ai bambini.

“La gabbianella e il gatto”, 1998, realizzato da Lanterna Magica.

“La gabbianella e il gatto”, 1998, realizzato da Lanterna Magica.

[1] “Carosello” consisteva in una serie di messaggi pubblicitari accompagnati da sketch comici o intermezzi musicali e ben presto divenne un’istituzione televisiva rigida e congegnata, che funzionò per venti anni. Questa trasmissione non era e non poteva essere solo un contenitore di messaggi pubblicitari, perché per una legge allora vigente non era concesso fare della pubblicità in un alcun spettacolo televisivo serale, prima di un intervallo di novanta secondi dall’inizio del medesimo e per questo motivo,sporadicamente, qualche sketch era preceduto da una brevissima presentazione della marca committente.

[2] Si ricordi la Gamma Film di Gino e Roberto Gavioli, la modenese Paul Film di Paul Campani, lo studio Pagot (dove operavano Nino e Toni Pagot), ed altri. Da menzionare anche Guido De Maria che, oltre svariati spot, creerà, verso la fine degli anni settanta, un memorabile programma di intrattenimento di sola animazione: Supergulp.  e le animazioni assunsero un importanza tale che, ad un certo punto, il personaggio e la storia divennero più importanti del messaggio pubblicitario: basti pensare, ad esempio, che Calimero diventò più famoso del detersivo reclamizzato.

[3] La frase criticata: “Tutti se la prendono con me perché sono piccolo e nero!“, e la risposta: “tu non sei nero, sei solo sporco!“.

[4] Il cavallo Trottalemme fece la sua comparsa assieme al personaggio protagonista, Cocco Bill, nel 1957 sul primo numero de “Il Giorno dei ragazzi”supplemento de “Il giorno”.

[5] In questo caso la tematica richiama uno dei primi esperimenti animati, “How a mosquito operates” del 1912 di Winsor McCay.

[6] Nel 1972 “la Linea” diede vita a una striscia a fumetti  e debuttò su Sorry per poi passare al Giornalino, riscuotendo un riconoscimento internazionale, il premio al Festival di Annecy, cui seguì l’anno dopo quello al Festival di Zagabria. Nel frattempo si moltiplicavano le vignette per i giornali, i volumi, i poster, i calendari.

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