5.1 Sperimentazioni Antropomorfiche

Per tutti coloro che aspirano a fare dell’animazione un modo di espressione personale e un gesto di indipendenza, il National Film Board del Canada rappresenta una specie di paradiso terrestre.

Infatti, la regola d’oro di questa istituzione è stimolare le creazioni d’autore, l’espressione artistica e la ricerca di nuovi linguaggi.

Il National Film Board fu fondato nel 1939 dal documentarista John Grierson ed in seguito, nel 1941, il geniale Norman McLaren introdusse il dipartimento di animazione, all’interno del quale diresse una vera e propria rivoluzione del genere.

Il contributo apportato dal National Film Board allo sviluppo delle differenti tecniche d’animazione è considerevole. L’interesse per le nuove tecnologie è coesistito sempre con la presa in considerazione degli aspetti artigianali dell’animazione, nel rispetto delle convinzioni di McLaren.

La nozione di avanguardia [1] anima i creatori legati al National Film Board, così come esalta l’obiettivo di includere giovani talenti, donne e animatori di paesi meno fortunati.

In contemporanea, con il mantenimento di un orientamento nazionalista volto alla promozione della cultura canadese, il National Film Board ha giocato un ruolo fondamentale nel diffondere il cinema d’autore in tutto il mondo, per mezzo di co-produzioni e pratiche per promettenti artisti stranieri.

Il grande riconoscimento da parte della comunità internazionale eleva questo organismo pubblico canadese alla condizione di tesoro del patrimonio dell’animazione.

Allo stesso modo, il curriculum di premi individuali e istituzionali è il più ricco di qualsiasi altra entità del mondo relativa all’animazione.

A seguire, si presenta il profilo di alcuni dei registi d’animazione vincolati al National Film Board del Canada, menzionando alcuni degli artisti che si sono serviti dell’antropomorfismo come mezzo di espressione.

Prima, però, di passare all’aspetto più specifico dell’antropomorfizzazione, è doveroso menzionare una delle maggiori presenze nel campo della sperimentazione artistica, Alexandre Alexeieff, il quale brevettò nel 1932 l’écran d’epingles, chiamato anche Pinscreen: un apparecchio tecnico costituito da una tavola bianca traforata da moltissimi spilli che l’artista faceva scorrere a piacimento; illuminati da due faretti posizionati agli angoli in alto della tavola, ogni spillo produce un’ombra obliqua, componendo sulla tavola ombre e luci, dalle tonalità di grigio al nero totale, formando così qualsiasi immagine l’autore voglia.

Une nuit sur le Mont Chauve” (“Night on bald mountain“) è l’opera animata attraverso questo mezzo, con la collaborazione della compagna Claire Parker, nel quale compaiono una serie di metamorfosi tra animali e uomini combinate tra loro, come un susseguirsi di mutazioni, basato sulla musica di Musorgskij. [2]

“Une nuit sur le Mont Chauve”, o “Una notte sul monte Calvo”, realizzato con l’ausilio del Pinscreen o écran d’epingles.

“Une nuit sur le Mont Chauve”, o “Una notte sul monte Calvo”, realizzato con l’ausilio del Pinscreen o écran d’epingles.

La ricerca costante dell’utilizzo di sempre più diverse forme animate come mezzo d’espressione, ha condotto McLaren verso una delle tecniche maggiormente apprezzate dagli artisti della National Film Board, ovvero il “Cut Out” (ritagli di carta).

La tecnica è stata ripresa da McLaren, in quanto affascinato dalle opere di Lotte Reiniger, la quale, tramite l’uso delle “Silhouette animate”, venne non solo riconosciuta come specialista nel campo, ma venne anche definita come artista delicata, donando ai racconti di tradizione popolare una maggior finezza poetica e sensibilità. [3]

Il Merlo“(“Le Merle” o “The Blackbird” 1958), è un’animazione che si compone attraverso l’utilizzo di piccoli pezzettini di carta, i quali, scomposti e ricomposti a ritmo di musica, forniscono una metamorfosi continua dell’animale appartenente alla fantasia di McLaren.

L’artista traspone nel merlo una propria visione fantastica (talvolta ironica), dunque tradotto in pure pensiero, e come tale si genera e scompare a ritmo di musica, che trascina tutti gli eventi che compongono l’animazione.

Evelyn Lambart, nota collaboratrice di McLaren, ricrea favole attraverso l’utilizzo del “Cut Out“, come: “The Hoarder” del 1969 (storia di un “Blue Jay”, una sorta di gazza ladra, il quale arriva a rubare persino il sole), “Il leone e il topo” del 1976, tratta dalle favole di Esopo, “The town mouse and the country mouse” tratto dalla favola “Il topo di città e il topo di campagna” del 1980.

Il suo capolavoro più riconosciuto è “Mr. Frog went A-Courting” (1974), animato a ritmo di un brano folk cantato da Derek Lamb, nella quale si racconta la storia di una rana che si innamora di una topolina, i quali, durante il viaggio su una barchetta, vengono all’improvviso mangiati da un grosso serpente.

“Mr. Frog went a-coutring” realizzato in ritagli di carta da Evelyn Lambart

“Mr. Frog went a-coutring” realizzato in ritagli di carta da Evelyn Lambart

Fra i numerosi artisti appartenenti alla National Film Board è interessante osservare la produzione animata di Co Hoedeman, il quale, attraverso l’uso dei pupazzi, richiamava la tradizione popolare della marionetta appartenuta ai grandi maestri cecoslovacchi, come il celebre Trnka.

Le maggior parte delle opere animate sono rivolte ad un pubblico infantile, le quali hanno come protagonista l’orso di peluche chiamato Ludovic, promuovendo, attraverso quest’ultimo, forti valori umanitari come: l’ecologia, gli aspetti sociali, la pace, ed il rispetto per i diversi.

Alcuni esempi sono: “Ludovic – The Snow Gift (1998), “Ludovic – A Crocodile in My Garden(2000) fino al più recente “Ludovic – Magic in the Air” del 2002.

Co Hoedeman mentre anima il suo pupazzo Ludovic.

Co Hoedeman mentre anima il suo pupazzo Ludovic.

Le storie si concentrano, per la maggiore, sulla convivenza dei membri di un gruppo, che insieme imparano a scoprire ed accettare le loro rispettive differenze. Si denota, così, l’interesse dell’artista rivolto al comportamento umano, traendo ispirazione dagli atteggiamenti più semplici che si possono svolgere quotidianamente, realizzando così poesie animate adatte all’insegnamento.

Se Co Hoedeman utilizza i pupazzi per produrre animazione, l’attenzione di McLaren, invece, si sofferma sul congelamento del movimento degli attori umani in fase di ripresa, coniando il termine di “Pixillation” (o “Pixilation“), derivante dallo Stop Motion, di cui un ottimo esempio lo si può trovare in “Neighbours” (“I Vicini“): gli attori, costretti a strane pose, sembrano muoversi meccanicamente come marionette e la combinazione fra realismo e formalismo è perfettamente funzionale alla favola, che contiene un forte messaggio sociale di pace e di antimilitarismo.

L’interazione degli oggetti e degli attori, in un contesto tridimensionale, introduce una serie di riferimenti alla realtà, come nell’opera “Chairy Tale” (“La fiaba di una sedia” del 1957) in cui si mostra una vera e propria sfida d’intelligenza contro l’uomo che vorrebbe servirsi di quest’ultima; “Opening Speech” (“Discorso di apertura” del 1960) in cui si tratta, invece, la storia di un microfono che rifiuta il suo compito giornaliero per comportarsi in modo del tutto imprevisto.

L’animazione attraverso le persone e gli oggetti, combinati insieme, illustrano la ribellione del mondo inanimato contro la manipolazione umana.

Si potrebbe osare affermando che l’intento di Mclaren, in queste opere, è quello di dimostrare che gli oggetti apparentemente inanimati hanno una loro anima e che l’uomo deve riuscire a cogliere con la propria sensibilità.

“Chairy Tale” del 1957, l’attore che interagisce con la sedia che si anima.

“Chairy Tale” del 1957, l’attore che interagisce con la sedia che si anima.

Appartenente ad un’altra categoria tecnica fu l’animazione tramite l’uso della sabbia animata (comunemente definita “Sand Art“), che, posta su di un tavolo luminoso direttamente sotto la telecamera, mossa opportunamente genera forme animate.

La NFB può vantare dell’artista Caroline Leaf che attraverso l’uso di questa tecnica realizza “The Owl Who Merried a Goose: An Eskimo Legend” del 1975, in cui ci narra una tenera storia d’amore fra un gufo e la sua oca.

Le animazioni della Leaf (come “The fox and the tiger” e “A dog’s tale“) contengono un mondo ricco di contrasti espressi mediante l’uso metaforico delle favole, richiamando l’arte di Norstein, esprimendo le difficoltà dell’amore impossibile tra razze diverse.

Dunque, in questo caso l’antropomorfismo è un mezzo che porta in campo sentimenti umani, vissuti in un contesto di impossibilità nel raggiungere il suo più grande apice, l’amore tra le diverse razze (tematica ripresa da una tipica leggenda Inuit). [4]

In ultimo caso, sebbene la tecnica del disegno animato fosse considerato da McLaren una tecnica inadeguata, la NFB può vantare di alcune produzioni.

Si possono citare l’ironico “The Cat Come Back” del 1988 di Cordell Barker, una divertente storia basata su una canzone tipica del folklore canadese “And the Cat come back” di Harry S. Miller, che tratta la leggenda delle nove vite di un gatto.

Un uomo, dopo numerosi tentativi di liberarsi di un gatto che gli complica la vita, decide di eliminarlo con della dinamite; la sfortuna si abbatte sul povero uomo che passa a miglior vita, nella quale, però, è felice di “vivere” senza l’odioso micio. Il culmine della ironica storia si ha quando il corpo senza vita dell’uomo cade sul gatto ancora in vita, producendo così la “nascita” di ben nove gatti, i quali trasformeranno il suo paradiso in un probabile inferno.

Una delle prime scene di “The Cat Come Back” di Cordell Barker.

Una delle prime scene di “The Cat Come Back” di Cordell Barker.

Janet Perlman, dal canto suo, realizza gran parte delle animazioni utilizzando le favole e animali parlanti, sconfinando anche in temi fortemente drammatici ed utilizzando, dove la storia lo rende possibile, l’umorismo. [5]

L’artista, però, non ha mai abbandonato la sua adorazione per i pinguini, i quali vennero usati per la rivisitazione della fiaba di “Cenerentola” rivisitata in chiave ironica. Nel 1981 realizza “The Tender Tale of Cinderella Penguin“( “La commovente storia di Cenerentola Pinguino“) nella quale la protagonista perde la sua magica pinna allo scoccare della mezzanotte, tutto finisce bene quando il principe ritrova la sua amata.

Questa estrema ironia conduce l’artista a riprendere la figura del pinguino e a realizzare nel 2003 “Penguins behindbars“, storia ambientata all’interno di un carcere dove sono rinchiuse più di 300 pinguini tutte femmine. Storia che si interessa delle problematiche sociali ed ai problemi attuali della nostra società, con particolare riguardo ai carceri femminili negli Stati Uniti.

Immagine tratta da “The Tender Tale of Cinderella Penguin”, da una delle più famose animatrici donne del National Film Board.

Un ultimo esempio di come l’antropomorfismo sia stato utilizzato da artisti conclamati del National Film Board fu quello di Wendy Tilby e Amanda Forbis, che diressero il pregiatissimo “When the day breaks” (“All’alba di un nuovo giorno“) cortometraggio animato del 1999, in cui le due animatrici canadesi hanno usato la matita e la pittura su fotocopie riuscendo a creare un look che ricorda i tremolanti cinegiornali degli anni trenta e quaranta. Entrambe lo descrissero come “un lavoro di quattro anni d’amore”.

Storia, dolce ed allo stesso tempo amara, della protagonista Ruby dalle sembianze di un maiale, la cui vita prende una svolta inaspettata dopo che rimane coinvolta nella morte accidentale di uno sconosciuto, un gallo.

Con una grande cura nei particolari, il film si sofferma nel mostrare i sottili fili e le miracolose connessioni che sostengono la nostra vita urbana, evocando la fragilità di un nuovo giorno, dove eventi minimi, come una distratta collisione con uno sconosciuto all’angolo di una strada e il successivo rotolare di un limone a terra, possono costituire il nucleo intorno al quale esplode una storia tragica.

Il film esamina il modo in cui si intrecciano le vite delle persone nella quotidianità di una  grande città, portando in scena una riflessione su come la vita sia soggetta al caso e la morte ne costituisca una componente inscindibile; il realismo delle situazioni, inoltre, costituisce un ulteriore punto di forza nell’opera.

“When the day breaks”, 1999, del duo Wendy Tilby e Amanda Forbis.

“When the day breaks”, 1999, del duo Wendy Tilby e Amanda Forbis.

[1] Canalizzata soprattutto dagli Anni Venti agli Anni Quaranta, ove molteplici artisti d’avanguardia si avvicinarono molto al cinema d’animazione, come, ad esempio, pittori del calibro di Fernard Leger, Hans Richter, Walter Ruttmann, che portano le loro opere in animazione, accostandosi alla nascente forma d’arte del cinema astratto, donando movimento ai loro dipinti.

[2] Nel 1940 Disney riprese l’opera di Alexeieff, proponendo “Notte sul Monte Calvo” all’interno di “Fantasia” dove un demone arriva nel villaggio richiamando a se tutti gli spiriti demoniaci, fantasmi, streghe ecc, uno dei personaggi più cattivi al meglio realizzati nella storia della Disney.

[3] Tra le sue produzioni si annoverano: “Il cacciatore di Topi di Hamelin” tratto dal racconto “Il pifferaio di Hamelin”, “Le avventure del principe Achmed” tratto da “Le Mille e una Notte”, “Le avventure del Dottor Doolittle”, “Cinderella” e molte altre fiabe realizzate tramite l’utilizzo del cartone e del piombo, uniti per donare fluidità al movimento facendo così nascere la “maniera” alla Reiniger. L’artista amava definirsi: “Una intrattenitrice per bambini così si definisce lei oppure dice: sono una dolce piccola donna …una a cui hanno sempre attribuito meriti che non aveva“.

[4] Altra tecnica usata dalla Leaf fu quella tramite l’utilizzo della pittura su vetro rischiarato dal basso, simile alla tecnica delle polveri su vetro, esprimendo attraverso le sue opere un linguaggio sempre più umanistico, sociale, e ricchi di compassione per i bambini che prende molteplici volte in considerazione. il suo interesse si concentra in modo particolare sulle culture delle persone di colore, descrivendo ad esempio le condizioni di schiavitù, mixando in una singola traccia audio la musica tribale antica dell’Africa e il Jazz americano. “Black Soul” del 2000.

[5] Nel 1996 realizza “Dinner for two“, due camaleonti che lottano per il cibo, generando catastrofi, esprimendo il forte senso dell’illogicità dei conflitti umani.

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