4.4 La poetica di Norstein

Trattando dello sviluppo dell’animazione nei Paesi dell’Est una menzione particolare merita la Russia.

A causa del regime instauratosi in Russia, la gran maggioranza delle opere d’animazione erano rivolte maggiormente al pubblico infantile e ciò che poteva essere considerato di tono rivoluzionario o contestatario veniva sottoposto (prima, durante e dopo la fase di produzione) al “Goskino”, la Commissione statale di cinematografia dell’Urss, con funzioni prevalentemente censorie.

Secondo i censori, in linea con la politica della Russia di quell’epoca, era importante attenersi ai precetti del realismo sociale: tono ottimistico, eroi positivi e semplicità nella narrazione.

Nel 1964 si ebbe, tuttavia, una evoluzione delle produzioni animate, le quali, uscendo dall’obiettivo di realizzare storie solo per bambini, cominciarono a proporre temi sempre più rivolti ad un pubblico adulto, sperimentando nuove estetiche.

Un evoluzione nella quale ritroviamo colui che venne definito il “poeta” dell’animazione russa: Yuri Norstein. [1]

Inizialmente censurato in virtù delle sue storie [2], Yuri Norstein ottenne prima il successo  a livello mondiale e solo in seguito la fama nel territorio nazionale.

Il periodo più fecondo di quest’artista furono gli Anni Settanta, dirigendo opere ovunque riconosciute come esempi di talento e maestria: “La Volpe e la Lepre” del 1973, “L’Airone e la Gru del 1974, “Il Riccio nella Nebbia” del 1975, “Il Racconto dei Racconti” del 1979.

La bravura di Norstein consiste nel creare storie in cui i caratteri dei personaggi vengono delineati con grande finezza psicologica.

L’Airone e la Gru” parla dell’amore impossibile tra un airone e una gru vittime di una reciproca incomprensione.

Attraverso questi animali si può identificare una trasposizione dei difetti dell’essere umano, in quanto essere “pensante” con le sue indecisioni e le sue angosce, in uno stato di perpetua solitudine che lo rende incapace di comunicare.

L’antropomorfizzazione qui realizzata è uno strumento di espressione dell’Io interiore, gli animali sono personaggi racchiusi in sé stessi, ragionano, desiderano ma rimangono inerti, incapaci di agire.

Norstein, attraverso di loro, critica la borghesia russa ritenendola incapace di prendere decisioni, una incapacità di agire che impedisce agli uomini di entrare in modo deciso nelle cose della vita, e quindi di godersela: l’autore si inserisce, così, pienamente nella cultura dei grandi spiriti russi (da Tolstoj a Goncarov a Dostoevskij) che da sempre denunciano che la vita è poesia, deve essere poesia, e che sono gli uomini incapaci di gustare la vita.

Una metafora della vita che si può ritrovare in questa frase:

Proprio trasformando le creature, la poesia le riproduce esattamente: proprio snaturandole le esprime” di S. M. Eizenstein.

“L’Airone e la Gru”, realizzato nel 1974 da Yuri Norstein.

“L’Airone e la Gru”, realizzato nel 1974 da Yuri Norstein.

Tuttavia in molte delle sue opere si trovano ripetuti simboli legati alla sfera umana come nel “Il Riccio nella Nebbia“: qui il riccio è simbolo del percorso che fa l’uomo dalla nascita alla morte; il cavallo è simbolo di libertà; il pesce è visto come simbolo della rinascita; l’orso rappresenta la forza ma allo stesso tempo la maternità protettiva; e così via.

In un’altra sua opera, la favola de “La volpe e la Lepre” Norstein vuole esprimere il concetto secondo il quale la debolezza dei generosi è sopraffatta dall’egoismo dei forti, mentre ne “Il Racconto dei Racconti” si vuole esprimere, attraverso il principio della generazione dei ricordi, la memoria (in questo caso quella dell’artista stesso, in quanto la maggior parte delle ambientazioni, dei personaggi e degli animali appartengono all’infanzia di Norstein).

Il Racconto dei Racconti non segue una trama logica, bensì, analogica dovuta alla continua associazione di idee dell’artista ed appartenente ad una dimensione più onirica.

Non è da considerarsi come una favola raccontata per i bambini, ma una favola raccontata da un bambino che parla dei suoi ricordi, una storia di non facile interpretazione e comprensione tant’è che è stato definito da Fyodor Khitruk come un iceberg, perché:

solo il dieci per cento del suo contenuto è visibile“.

In conclusione, l’elemento fondamentale e ricorrente nelle sue storie è quello di una fuga in una nuova pelle d’animale, che vanta di un potere filosofico in una realtà priva di umanità.

In altre parole, il tipo di antropomorfismo che l’autore utilizza è quello di far comparire gli animali come fonte di espressione umana, non esclusivamente visiva, ma più di contenuto spirituale e sentimentale, ed i temi trattati da Norstein attraverso le sue favole animate vogliono trasmettere il senso dell’immaginazione come vero ed unico approccio alla vita (concetto espresso tra l’altro da Giannalberto Bendazzi noto studioso italiano del cinema d’animazione).

Lo stesso Norstein ha affermato:

Prima faccio il film e poi scopro che si trattava di una metafora! Ma per me è tutto reale“. [3]

“Il Racconto dei Racconti”, che ha portato Norstein al vero riconoscimento di “poeta” dell’animazione.

“Il Racconto dei Racconti”, che ha portato Norstein al vero riconoscimento di “poeta” dell’animazione.

[1] «Non avevamo abbastanza aria. Ma la cosa strana è che quando un sacco di cose intorno a te risultano come bloccate, tu trovi dentro te stesso la libertà di cui hai bisogno» (cit. Clare Kitson, Yuri Norstein and Tale of Tales: An Animator’s Journey, John Libbey & Indiana University Press, London 2005, p. 32. Traduzione dell’autrice)

[2] La censura colpì “L’airone e la gru” in quanto animazione realizzata liberamente  al di fuori dei canoni standard imposti dal regime agli autori e l’opera “Il racconto dei racconti” a causa della sua trama fitta e misteriosa.

[3] Una curiosità interessante su questo autore è la sua ossessione, per così dire, per la perfezione dei dettagli nelle sue storie, che lo ha portato a non concludere ancora ad oggi “Il cappotto“, opera cominciata nel 1980 ed ispirata al racconto di Gogol, che è ancora in fase di elaborazione dopo ben 28 anni.

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