4.3 Tradizioni favolistiche e animazione nell’Europa dell’Est

“Modestamente, penso che se l’arte deve avere uno scopo, è di rendere meno duro il cuore.”

Y. Norstein

Amplia è la cultura favolistica dei paesi dell’Est, in particolare nei paesi come Russia, Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia ecc.

Ebbene, si noti come certe tradizioni che si ispirano al folklore e alle tradizioni popolari, vennero riprese e animate secondo uno stile proprio dell’artista, che ricreava veri e propri film animati di sapore tradizionale.

Nel Secondo Dopoguerra, in tutti i paesi dell’Europa dell’Est venne nazionalizzata la produzione cinematografica canalizzata fin dall’inizio come produzione animata indicata come “film per ragazzi”.

Il cinema statalizzato, infatti, ha il fine di soddisfare le esigenze culturali del cittadino, qualunque sia la sua età , allo scopo di istruirlo e formarlo: così l’animazione venne normalmente incaricata di rivolgersi ai ragazzi per l’innegabile preferenza che questi le hanno sempre dimostrato.

Con il passare del tempo, però, si fecero sentire le pulsioni creative dei vari autori e con esse l’esigenza di non omologare le forze del cinema d’animazione relegandole esclusivamente ai film per l’infanzia.

Le produzioni, allora, individuarono alcuni autori ai quali fu “concesso” di lavorare secondo la loro libera ispirazione. Neanche cosi, però, la libertà  espressiva fu totale e per molti anni ottimi film furono esclusi dalla distribuzione perché considerati pericolosi dalla censura ideologica.

Fenomeno generale che caratterizzò la cinematografia dell’Est.

Si segnala, quale esempio di animazione per l’infanzia, la serie prodotta in Russia tra il 1969 e il 1986, intitolata “Nu,pogodi!” di Vjačeslav Kotënočkin (che si potrebbe tradurre nell’espressione italiana “me la pagherai!“). [1]

Altro caso da menzionare, prima di approfondire questo aspetto, fu quello di Ivan Ivanov-vano, il quale realizzò il suo primo lungometraggio intitolato “Il Cavallino gobbo” del 1947 (di cui il titolo originale era “Konëk-gorbunok“) e con la collaborazione di Babicenko realizzarono “Le avventure di Pinocchio” nel 1950.

Ivanov-vano fu una delle figure più ammirate del disegno animato in Russia, in quanto, attraverso le sue opere, esprimeva il gusto estetico dell’epoca.

Per quanto riguarda, invece, l’animazione in Cecoslovacchia, questa vanta di numerose produzioni collocate sicuramente nella categoria di insegnamento, trasmettendo propositi reali rivolti ai bambini con termini assai semplici, ma di impatto efficace.

La tradizione popolare che sovente si ritrova in questo paese era quella della marionetta, sapientemente utilizzata per la realizzazione delle animazioni da artisti come Jirì Trnka e Karel Zeman.

Jirì Trnka è considerato il maestro insuperato dei film a passo uno (comunemente chiamato Stop motion) con l’utilizzo di pupazzi e marionette, di cui ci fornisce il primo esempio attraverso il tema fiabesco “Sogno di una notte di mezza estate” (1953), poi fu la volta di “The Old Czech Legends” (“Vecchie leggende ceche” 1953) e “The Hand” (“La Mano” 1965 suo ultimo capolavoro in cui esprime la negazione verso il potere).

Trnka mentre muove i suoi personaggi

Trnka mentre muove i suoi personaggi

In “The merry Circus” (“L’allegro Circo” 1951) si ha una fantastica storia, realizzata per mezzo dei ritagli di carta, dove l’artista rappresenta con sguardo visionario il mondo dello spettacolo rievocando, attraverso animali da circo, lo stupore dell’infanzia.

Karel Zeman, dal canto suo, realizzò “L’arca del signor Servadac“, nel quale spicca il forte senso dell’autore contro la stupidità dell’essere umano nel fare le guerre.

Nella sua opera intitolata “The Hamster” (sebbene non sia fra i più noti capolavori di animazione di Zeman) si raggiunge una concezione più alta di come le tradizioni favolistiche ceche siano in qualche modo importanti per la formazione del bambino.

L’artista Zeman a lavoro sul suo pupazzo.

L’artista Zeman a lavoro sul suo pupazzo.

La storia, infatti, comincia con un gruppo di bambini che chiedono all’anziano di raccontare loro una storia: egli comincia il suo racconto parlando di come gli animali, sorpresi da un’alluvione, costruiscano una diga ma che tra loro c’era un animale che cercò di trarsi in salvo da solo, ottenendo però esiti negativi.

Attraverso, quindi, l’utilizzo dell’animazione a scopo pedagogico si cerca di insegnare ai bambini il valore della collaborazione.

Negli Anni Cinquanta il fenomeno dell’animazione cominciò a dilagare in tutta l’Europa dell’Est formando pian piano sempre più scuole nelle quali si realizzavano prodotti dalle sfaccettature più variegate.

È proprio in questo periodo che nacque la cosiddetta Scuola di Zagabria.

Con la creazione, nel 1956 in Jugoslavia, della Zagreb Film cominciavano a raccogliersi numerosi artisti che si dedicavano al disegno animato creando uno stile del tutto nuovo, ben diverso da quello imponente del paese americano.

Il maggior esponente fu l’artista Dušan Vukotić, il quale vinse un premio Oscar nel 1961 per il miglior film d’animazione dal titolo “Ersatz” in italiano “Surrogato“.

In questo film d’animazione a disegni animati appare un turista strampalato, una sorta di figura geometrica che ricorda l’uomo, il quale, attraverso l’utilizzo di una piccola pompa costruisce il proprio esclusivo universo di plastica gonfiabile, oggetti, animali e addirittura persone, tutti dotati di piccole prese d’aria che, all’occorrenza, possono essere sgonfiati e quindi eliminati dal mondo creato dal protagonista.

Ma in fondo tutto è irreale: anche il turista è di plastica, e presto anche l’inquadratura che lo racchiude si sgonfia… Per Vukotic l’animazione è un regno autosufficiente, un’arte autonoma.

Una immagine tratta da “Ersatz” tradotto in italiano “Surrogato”, di Dusan Vukotic. Vincitore del premio Oscar nel 1961 come miglior film animato, uno dei primi vincitori non americani.

Una immagine tratta da “Ersatz” tradotto in italiano “Surrogato”, di Dusan Vukotic. Vincitore del premio Oscar nel 1961 come miglior film animato, uno dei primi vincitori non americani.

[1] Gli episodi della serie ruotano intorno al tentativo del Lupo (protagonista) di catturare la Lepre attraverso numerosi espedienti, che si possono associare alle serie animate della Warner Bros (come Willy Coyote e Beep Beep) oppure a quelle della Hanna & Barbera (come Tom e Jerry). Il lupo in questo caso è raffigurato con lo stereotipo del teppista, mentre la lepre rappresenta l’elemento positivo, anche se c’è da sottolineare che quest’ultima è solo una presenza secondaria rispetto al lupo, il quale riscuoteva maggior successo nel pubblico.

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