3.4 “Prendere in prestito”

Come abbiamo già visto in precedenza ricorre l’interrogativo circa l’origine delle storie animate, ma soprattutto dei loro personaggi.

C’è chi rinveniva la nascita dei personaggi antropomorfi nella immedesimazione dell’autore nel suo personaggio, oppure in una manovra commerciale.

Altri, molto più semplicemente, trovano la risposta nella originale inventiva dell’autore,  nella sua fervida immaginazione o altrimenti nella mera trasposizione sotto forma di immagini dei racconti fantastici degli scrittori del passato.

E così fecero molti autori di film animati: riprendevano racconti o in alcuni casi lungometraggi precedentemente realizzati da altri artisti, una sorta di “presa in prestito”, rivisitando il tutto attraverso l’immaginario del “nuovo” autore.

Il maggior esponente di questa “presa in prestito” fu senza dubbio Disney, il quale riprese le favole più famose, come ad esempio quelle dei Fratelli Grimm, o, più in generale, i racconti tratti dalle tradizioni popolari, animandoli e dandogli un altro tipo di interpretazione che, come tutti ben sappiamo, donava un tono molto più dolce ai racconti, grazie alla fluidità dell’animazione ed alla particolare caratterizzazione dei soggetti animati, nonché stravolgendo il finale o omettendo i dettagli più cruenti delle storie originali.

Gli esempi che possiamo citare sono innumerevoli: “Biancaneve” del 1937, “Fantasia” del 1940, “Pinocchio” sempre dello stesso anno, “Dumbo” del 1941, “Bambi” del 1942, “Cenerentola” del 1950, “Alice nel paese delle meraviglie” del 1951, “Robin Hood” del 1952, “Peter Pan” del 1953, “Lilli e il Vagabondo” del 1955, “La bella addormentata“, “La Carica dei 101″ e così via.

Un’opera di rielaborazione delle favole favorita anche dal fatto che il copyright all’epoca aveva una durata limite di trenta anni circa e quindi le opere potevano dirsi “abbastanza recenti”.

Questo significa che allo scadere dei trenta anni non vi era il bisogno di chiedere alcun diritto sull’opera che diventava, in sintesi, di pubblico dominio.

Dal 1790 al 1978 si è mediamente proceduto così.

Ma Disney, alla fine, è solo l’esempio più lampante di questo ricorrere a favole, racconti o fiabe antiche.

Innumerevoli artisti si sono serviti di tale espediente, come, ad esempio, uno dei capostipiti dell’animazione, Starewitch, oppure il poeta per eccellenza dell’animazione, Norstein: in Italia, ad esempio, abbiamo Giuliano Cenci, in Germania Curt Linda, e così via.

Quindi i temi e le morali espresse tramite i racconti possono essere richiamati in una chiave del tutto nuova, con una visione a volte del tutto estranea dalla versione originale e ciò che accade quando un autore di film animati ripropone storie scritte in precedenza: la parola scritta diventa animazione.

Le immagini che vengono elaborate dalla nostra mente quando leggiamo un racconto, una favola, o una fiaba prendono magicamente vita in versione animata, attraverso l’opera creativa degli animatori.

È quindi interessante analizzare quella che è la genesi dell’antropomorfismo dalle favole alle produzioni animate.

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