3.3 Le Gag dell’Anti-Disney

Durante la massiccia espansione disneyana a livello mondiale, nacquero numerose case di produzione che vollero proporre ulteriori personaggi animati che si distaccavano dallo stile della Disney, creando animazioni diverse sia dal punto di vista della grafica che della composizione delle storie.

Gli artisti e le case di produzione animate da tale proposito vennero chiamati Anti-Disney ed i massimi esponenti furono la Warner Bros, il duo Hanna & Barbera e la MGM (Metro Goldwyn Mayer).[1]

La Warner Bros nacque negli Anni Trenta per merito di Jack, Sam, Harry e Albert Warner, al cui interno v’erano artisti che svilupparono storie animate basate su battute e scene umoristiche, storie in seguito definite con il termine di “Gag“.

Il primo personaggio che venne creato per la Warner Bros fu Bosko, nato dal duo Hugh Harman e Rudolf Ising, i quali avevano precedentemente lavorato per la Disney: il soggetto era per certi versi molto simile alla figura di Topolino (ma senza le orecchie) e faceva parte della serie dei Looney Tunes, nata negli Anni Trenta,  di cui il primo cortometraggio fu “Sinking in the Bathtub“.

Ben presto però il duo lasciò la Warner Bros, decidendo di lavorare per la MGM  portandosi con loro  il personaggio di Bosko.

La Warner Bros ebbe la necessità, quindi, di creare nuovi personaggi per la serie dei Looney Tunes.

Ecco, dunque, che fece la sua comparsa il più noto artista della Warner Bros, Friz Freleng, il quale, grazie alla collaborazione intrapresa con numerosi disegnatori come Chuck Jones e Robert Mckimson (sviluppo grafico), dette vita al personaggio più celebre della Warner Bros: Bugs Bunny (bugs significa pazzo, ma in Italia venne inizialmente tradotto con il nome di Lollo Rompicollo) la cui personalità definitiva venne sviluppata da Tex Avery nel 1940.

Le storie che accompagnavano le avventure del grigio coniglio furono sempre di impronta ironica e ben più umoristica rispetto alle storie della Disney.

Bugs Bunny nacque con un carattere spavaldo ed era inserito all’interno delle storie quasi come personaggio di disturbo: tuttavia in seguito, per far si che non risultasse troppo antipatico al pubblico, gli autori si preoccuparono di fornirgli una sorta di alibi, grazie anche alla frase “Ehm che succede amico?” (comparsa nell’episodio del 1940 “A Wild Hare“) permettendo così a Bugs Bunny di cavarsela nelle situazioni di scompiglio che creava agli altri personaggi della serie animata.

Bug Bunny incarnava la figura dell’imbroglione, reso in chiave umoristica nelle infinite gag di cui faceva parte.

In tutte le sue avventure il protagonista aveva sempre al suo fianco altri personaggi antropomorfi, come Porky Pig , un maialino che nella sua prima comparsa interpretava il ruolo di un cacciatore infastidito e punzecchiato da Bugs Bunny, “Porky’s Hare Hunt” (“Caccia ai conigli“) (1938): in tale episodio, però, ritroviamo un Bugs Bunny nelle sue prime vesti di coniglio non ancora del tutto antropomorfizzato, ovvero ancora assomigliante nell’aspetto fisico ad un coniglio vero e proprio.

Scena tratta da “Porky’s Hare Hunt”, realizzato nel 1938 dalla Warner Bros, in cui compaiono Porky Pig e l’originale Bugs Bunny non ancora rivisitato stilisticamente.

Scena tratta da “Porky’s Hare Hunt”, realizzato nel 1938 dalla Warner Bros, in cui compaiono Porky Pig e l’originale Bugs Bunny non ancora rivisitato stilisticamente.

Altra animazione realizzata sulla medesima tipologia di gag fu “Porky’s Duck Hunt” (“Caccia alle anatre“) nel quale, al posto del coniglio, era presente un altro personaggio che ha fatto la storia della Warner Bros assieme a Bugs Bunny, ovvero Daffy Duck, l’anatra nera creata da Tex Avery; anche in questo caso, però, non è presente del tutto l’antropomorfismo fisico in seguito attuato sul personaggio di Duffy Duck.

“Porky’s Duck Hunt” dove al posto del coniglio troviamo l’anatra Duffy Duck nelle sue vesti originarie, dove ancora i caratteri fisici antropomorfi non sono ben definiti.

“Porky’s Duck Hunt” dove al posto del coniglio troviamo l’anatra Duffy Duck nelle sue vesti originarie, dove ancora i caratteri fisici antropomorfi non sono ben definiti.

Come si è detto in precedenza, Bugs Bunny comparve negli episodi animati sempre accompagnato da altri personaggi di volta in volta diversi, come Daffy Duck, Taddeo (il cacciatore umano), o da Willy il Coyote e così via.

Le gags finiscono sempre per darla vinta al coniglio, che, come ogni protagonista che  si rispetti, riesce sempre ad ottenere ciò che vuole, ossia le sue carote.

Gli Anni Cinquanta furono un periodo d’oro per la Warner Bros grazie al gran successo riscosso dalla serie dei Looney Tunes.

I Looney Tunes rappresentano un vasto mondo animale in forma antropomorfica, portando alla luce lo stile comportamentale del rapporto tra esseri umani o animali diversi e di come possano interagire creando fra coppie di animali quel rapporto di nemici-amici; nel senso che, nonostante i personaggi abbiano personalità distinte e quindi contrastanti, raggiungono sempre quel rapporto inscindibile ed inseparabile diventando persino dipendenti l’uno dall’altro. Vari esempi possono essere costituiti da “Titti e Silvestro“, “Silvestro e Speedy Gonzales“, “Willy Coyote e Beep Beep“.

Molti altri personaggi vennero creati nelle serie dei Looney Tunes e si può individuare una sorta di costante comune nelle caratteristiche morali e rappresentative della serie. C’è sempre un personaggio che ha la meglio sull’altro, il tutto rappresentato dalla figura del cacciatore e della preda, tipico del rapporto tra animali di specie differente, oppure rappresentativo dell’uomo che caccia la preda animale. Ciò venne, però, reso sempre in chiave umoristica, sottoforma di gag che imperava in questo tipo di serie animate.

I personaggi creati per la serie “Looney Tunes” della Warner Bros.

I personaggi creati per la serie “Looney Tunes” della Warner Bros.

I personaggi della Warner Bros furono in netta contrapposizione con lo stile classico disneyano: sia per il carattere attribuito ai personaggi, che si potrebbe definire più “sfrontato”; sia per la morale proposta, smaccatamente più ironica rispetto alla moralistica sdolcinata proposta da Disney.

Infine, se da una parte la Disney donava “l’illusione della vita” attraverso i suoi personaggi, la Warner Bros caricava le sue creature di una totale follia, con storie fantastiche nel vero senso della parola.

Di tutt’altro genere era l’altra casa di produzione anti-disneyana, la Hanna & Barbera Productions Inc., nata nel 1957 dal sodalizio artistico tra il regista e produttore televisivo William Hanna ed il soggettista ed animatore Joseph Barbera.

Hanna & Barbera si incontrarono 1939 presso la MGM, dove crearono  i personaggi di Tom e Jerry il cui esordio risale al 1940 con il cortometraggio “Puss Gets the Boot“, nel quale il gatto si chiamava Jasper e il topo non aveva nome.

Osservando una coppia di ragazzini in continuo scontro tra loro, i due autori trovarono così l’ispirazione per creare i personaggi di Tom e Jerry, apportando su questi animali caratteristiche comportamentali umane.

Tuttavia nel primo cortometraggio, il duo del gatto e del topo presentano movimenti fluidi e morbidi, risultando così evidenti le influenze dello stile disneyano: inoltre i due protagonisti, soprattutto Tom, mantengono ancora caratteristiche animali realistiche, che verranno in seguito modificate in prodotti animati ben più caratterizzati (ad esempio le zampe di Tom diventeranno più umanizzate, l’allestimento della tana di Jerry verrà arredata con tanto di letto e di mobili ed i volti di entrambi diverranno più espressivi).

Il gatto fu rappresentato come un soggetto non molto scaltro, basando le sue attività sui cosiddetti principi felini (la cattura del topo); mentre il topo fu ideato come personaggio furbo che riesce in ogni occasione a sfuggire dalle grinfie del gatto.

Le gags ideate per Tom e Jerry furono costruite sulla base dell”inseguimento tipico e continuo fra il felino e il roditore, ma ciò non era letto in chiave del tutto realistica, in quanto il loro rapporto è caratterizzato dalla classica figura di amici/nemici.

Scena tratta da “Puss gets the boot” del 1940, nel quale compare il gatto Tom che insegue il topo, successivamente chiamati “Tom e Jerry”.

Scena tratta da “Puss gets the boot” del 1940, nel quale compare il gatto Tom che insegue il topo, successivamente chiamati “Tom e Jerry”.

Quando nel 1957 Hanna e Barbera lasciarono la MGM, fondando la loro casa di produzione, realizzarono ulteriori protagonisti animati, sempre sulla scia degli animali antropomorfi.

Fra i più celebri ricordiamo Braccobaldo Bau (del 1959), un cane di colore blu con tanto di papillon e cappellino, diventato famoso per la canzoncina “O mia cara, o mia cara, o mia cara Clementina!” e per la sua apparente calma e riflessività, passando da una situazione bizzarra ad un’altra che danno vita ad una serie infinite di gag (le storie si basano su situazioni di vita reale in cui il cane blu svolge azioni comuni, cercando di risolvere con pacatezza le problematiche in cui si imbatte).

Il cartone animato venne trasmesso in televisione attraverso la cosiddetta animazione limitata, ovvero con l’utilizzo di minor dettagli nella realizzazione dei personaggi e dello sfondo: in questo modo i prezzi di produzione erano notevolmente più bassi, e la realizzazione delle animazioni più veloce.

In seguito, nella serie “Braccobaldo Show” (del 1958), tra i numerosi episodi animati presentati da Braccobaldo, fece la sua prima comparizione come personaggio secondario l’Orso Yoghi.

L'orso Yoghi, nato nel 1958 dalla serie "Braccobaldo Show".

L'Orso Yoghi, nato nel 1958 dalla serie del "Braccobaldo Show".

Ideato grazie ad un fatto realmente accaduto (ovvero un orso che vagava liberamente nel parco di Yellowstone, modificato in “Parco di Jellystone”), la serie di Yoghi e del suo inseparabile piccolo amico Bubu è incentrata sulle peripezie dei due orsi all’interno del parco alla ricerca di qualcosa da mangiare, in particolare dei cestini da pic-nic dei turisti.

In questo caso l’antropomorfismo fisico dei due animali è dato da pochi elementi, ossia un semplice cappello ed una cravatta per Yoghi ed un farfallino per Bubu: tuttavia, vale la pena di sottolineare che proprio questi piccoli elementi non erano altro che un espediente tecnico che permetteva di mantenere il corpo dei personaggi invariato animando solo la testa dei personaggi, risparmiando così nei costi di produzione. L’antropomorfizzazione di Yoghi e Bubu spicca, invece, a tutto tondo sotto il profilo emotivo (vizi, virtù e sentimenti umani contenuti e mostrati dai due simpatici orsi).

I personaggi creati da Hanna e Barbera sono innumerevoli e ad ognuno è attribuita una sua frase di rito e un comportamento ben denotato e caratteristico, che lo differenzia da ogni altra creazione.

Si possono citare altre serie animate: Secret Squirrel, lo scoiattolo agente segreto accompagnato dalla talpa Morocco Mole; Svicolone un leone rosa che vuole vivere come un essere umano qualsiasi, comportandosi in maniera educata ed in più appassionato di Amleto e di teatro; Top Cat, un gatto appartenente ad un banda che elabora le più fantasiose strategie per racimolare qualche spicciolo; Wally Gator, un coccodrillo, prodotto sulla scia di Yoghi e Bubu, scappato dallo zoo per vivere come un essere umano; Atom la formica atomica, una piccola formica dotata di superpoteri; Scooby Doo il cane parlante che accompagna cinque ragazzi nelle vicende investigative su fenomeni apparentemente paranormali e la celebre serie animata dei Puffi creati da Pierre Culliford un fumettista belga che inventò dei piccoli personaggi blu simili agli gnomi.

Più che una semplice carrellata di nomi e di storia della Hanna & Barbera, è interessante da osservare come, in seguito alla Disney, scoppiarono le produzioni animate dotate di un numero elevato di artisti dediti alla creazione di sempre più nuovi personaggi.

Dagli Anni Trenta agli Anni Cinquanta si ebbe un clima dove le produzioni di certo non scarseggiavano, con personaggi che hanno fatto la storia dell’animazione, caratterizzati da frasi celebri che permisero l’immediata associazione di riconoscimento (ovvero sentendo una frase la si poteva direttamente ricollegare al personaggio), il che poteva avvenire comunemente per gli attori e le star famose in tutto il mondo.

Infine, sebbene le case di produzione delle serie animate abbiano avuto periodi fra alti e bassi, dove alcune serie furono interrotte ed altre non usufruivano di un alto livello di budget, oggi ci vengono riproposte in programmazioni televisive quasi come pietre miliari di una gloriosa produzione animata appartenente alla storia dell’animazione.

Qui a fianco ecco comparire tutti i personaggi della produzione Hanna e Barbera.

Qui a fianco ecco comparire tutti i personaggi della produzione Hanna e Barbera.

Tuttavia, la maggior parte delle produzioni animate realizzate dalla Warner Bros, dalla Hanna & Barbera e dalla MGM, nonostante si discostino da quella disneyana soprattutto per l’utilizzo di gag, sono associate maggiormente ad un tipo di produzione indirizzata ad un pubblico infantile.

Ma non sempre le gag realizzate dagli autori Anti-Disney possono essere associate ad un tipo di comunicazione diretta per l’infanzia.

Infatti, negli Anni Sessanta vennero prodotte sigle animate per alcuni film in ripresa dal vero, attraverso le quali fece la sua comparsa un personaggio che poi sarebbe diventato protagonista di molti corti animati.

La sua fama derivò proprio da quegli esordi nei titoli di testa e di coda, che vennero riconosciuti come preziosi spezzoni, giudicati talvolta migliori del film stesso.

Stiamo parlando degli esordi, nel 1963, de La Pantera Rosa (The Pink Panther in originale), di David DePatie e Fritz Freleng, nel quale collaborò anche Richard Williams.

 Immagine che ci fornisce una delle innumerevoli copertine realizzate per “La Pantera Rosa”, personaggio nato come protagonista dei titoli di testa del film “The Pink Panther” di Blake Edwards (1963).

Immagine che ci fornisce una delle innumerevoli copertine realizzate per “La Pantera Rosa”, personaggio nato come protagonista dei titoli di testa del film “The Pink Panther” di Blake Edwards (1963).

Per la creazione di questo personaggio animato gl autori si ispirarono agli attori presenti nel cast del film che si intitolava, per l’appunto, “La Pantera Rosa” del regista Blake Edwards.

Fin dalla sua prima comparsa il felino è caratterizzato da un atteggiamento aristocratico, elegante ed accattivante entrando in scena fumando una sigaretta con il lungo bocchino, con una logica, all’epoca, del tutto fuori dal normale.

La sua fama è dovuta, senza dubbio, grazie anche alla musica appositamente creata dal compositore jazz Henry Mancini per la Pantera Rosa, divenendo un successo e un tormentone allo stesso tempo,.

Si noti, quindi, come l’ideazione di una frase, di un suono o, come in questo caso, di una musica, rafforzi l’immagine stessa del personaggio animato, permettendone così il ricordo nel corso del tempo.

La Pantera Rosa utilizza come principale mezzo di espressione il volto, facendo in modo e maniera che le gag di cui era protagonista si comprendessero anche senza l’ausilio del parlato.

Il tema che spesso ricorre negli episodi è basato su situazioni comiche e surreali in cui viene coinvolto l’ispettore Clouseau, un buffo e piccolo uomo dal grande naso, raffigurante la caricatura dell’attore che nel film di Edwards interpreta l’ispettore.

Gli episodi della Pantera Rosa appartengono ad una sfera umoristica, ma la mancanza dei dialoghi fa sì che questo prodotto non possa dirsi indirizzato esplicitamente ad un pubblico infantile, risultando nei fatti ben più comprensibile, al contrario, da un pubblico adulto, anche se, in origine, l’ideazione di questo personaggio non era rivolto a nessun tipo di pubblico specifico, dato che venne ideato per essere inserito nell’introduzione del film omonimo recitato da attori in carne ed ossa.

A proposito di autori che utilizzano personaggi antropomorfi non rivolti ad un pubblico infantile e prettamente Anti-Disney, non possiamo non menzionare Ralph Bakshi.

Quest’ultimo realizzò come primo personaggio animato “Fritz the cat“(“Fritz il gatto” o chiamato anche in Italia “Fritz il pornogatto“, che rendeva ancor meglio le  peculiari caratteristiche sia fisiche ma soprattutto morali del personaggio).

Nel 1972 fu uno dei primi cartoni animati ad essere vietato ai minori, volutamente caratterizzato da segni piuttosto rozzi come gesto di provocazione contro quella società che premiava solo le multinazionali a fini commerciali.

Tratto dal fumetto di Robert Crumb, il personaggio protagonista era arrogante e senza fissa dimora, i cui argomenti quali il sesso, la droga e i conflitti razziali risultavano ovviamente rivolti più ad adulti rispetto ai classici film animati.

Il contesto è del tutto composto da animali antropomorfi, i quali non perdono l’occasione per azzuffarsi o compiere sesso di gruppo, con forti scene di violenza e di sangue.

In netto contrasto, dunque, con le dolci e moralistiche favole della Disney e con l’allegria e l’esuberanza della Warner Bros.

Una delle scene tratte dal cartoon di “Fritz il gatto”, nel quale cerca di catturare l’attenzione di femmine di qualsiasi specie animale.

Una delle scene tratte dal cartoon di “Fritz il gatto”, nel quale cerca di catturare l’attenzione di femmine di qualsiasi specie animale.

[1] La MGM è rappresentata da un’introduzione in cui appare un leone, chiamato “Leo the Lion”, il quale, prima di ogni film, ruggisce.

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