3.2 L’era del colore e del sonoro

Walt Disney volle superare ancora di più i limiti dell’animazione inserendo il colore.

I primi esperimenti furono dei totali fallimenti, quando, alla fine degli Anni Trenta, la Technicolor, unendo i tre negativi del rosso, giallo e cyano con il nero, riuscì a formare la gamma dei colori, e la Disney si accaparrò l’esclusiva di questo innovativo procedimento.

Anche se non venne applicata subito a Topolino, la nuova tecnica venne utilizzata dalla Disney per la realizzazione dell’armoniosa animazione “Flowers and Trees“, appartenente alla serie delle “Silly Symphony” (diretto da Burt Gillett), nel quale vengono antropomorfizzati alberi e fiori, facendoli danzare, giocare, cantare e ballare, o addirittura fare ginnastica, sulle musiche di Mendelssohn e Schubert, le quali invece che essere adattate sulla base dell’animazione, viceversa fu l’animazione che venne concepita sulla base della musica.

“Flowers and Trees” venne realizzato con la tecnica Technicolor e ebbe un notevole successo fra il pubblico, non abituato a scene animate di colore e musica.

“Flowers and Trees” venne realizzato con la tecnica Technicolor e ebbe un notevole successo fra il pubblico, non abituato a scene animate di colore e musica.

Fu un successo fenomenale e, nel giro di un anno, la serie “Silly Symphony” raggiunse un successo e una popolarità tale da eguagliare la serie di Mickey Mouse. La serie “Silly Symphony“, di fatto, venne usata da Walt Disney come una piattaforma per fare esperimenti con nuovi processi, tecniche e storie allo scopo di perfezionare l’arte dell’animazione, nonché introdurre nuovi personaggi.

Proprio in una di queste serie del 1934 nell’episodio “The wise little hen” comparve per la prima volta il papero più famoso al mondo Donald DucK (Paperino): tratta dalla favola “La Gallinella Saggia“, è la storia musicale di una gallina e dei suoi pulcini che, dovendo seminare e raccogliere del grano, chiedono aiuto ai loro vicini di casa, Paperino e Meo Porcello. Essi rifiutano continuamente, adducendo come scusa un fortissimo mal di pancia. La Gallina li scopre e per punizione cucinerà delle squisitezze col grano appena raccolto e fingerà di darne loro un cestino che invece contiene olio di ricino.

Donald Duck (Paperino) è un personaggio anch’egli antropomorfizzato, ma che inizialmente, al contrario di altri personaggi creati da Walt Disney, non riusciva a colloquiare come gli altri; la sua voce all’inizio simulava il verso delle papere ed in seguito, pur mantenendo il tono goffo del personaggio, fecero sì che acquisisse più proprietà di linguaggio.

 Le prime tavole di disegno del personaggio “Donald Duck” creato nel 1934, da disegnatore ignoto.

Le prime tavole di disegno del personaggio “Donald Duck” creato nel 1934, da disegnatore ignoto.

Anche se non si è a conoscenza di chi abbia realizzato il personaggio di Paperino, si rende merito: ad Al Taliaferro, autore della città di Paperopoli; mentre la creazione di  altri paperi antropomorfizzati, come Qui Quo Qua, sono attribuiti al merito de “l’uomo dei paperiCarl Barks.

La fama di Paperino raggiunse quella di Topolino in un baleno, tanto da temere che quest’ultimo potesse passare in secondo piano sotto lo sguardo del pubblico.

Così, venne realizzato un film animato dove si incontrarono i due personaggi. Nel 1935 si ha così “The Band Concert“, il primo cortometraggio a colori, dove troviamo sia Topolino, direttore d’orchestra che cerca di far eseguire “l’Ouverture” del “Gugliemo Tell”, che Paperino intento a disturbare il primo suonando con un piffero “Il tacchino nella paglia” (un motivetto folcloristico presente anche in Steamboat Willie).

In questo cortometraggio comparvero così i primi tentativi di Walt Disney di accostare la grande musica classica con l’animazione.

Di fatto, grazie alla voglia di Walt Disney di superare maggiormente i limiti del cinema d’animazione, assieme al grande direttore d’orchestra Stokowsky posero l’accento e la massima attenzione alla musicalità del film d’animazione, sperimentando tecniche sempre più raffinate per la riproduzione del suono, tecniche che trovarono la loro massima espressione nel progetto di “Fantasia ” del 1940.

Fantasia“, che narra le avventure dell’apprendista mago Topolino, è un’opera di carattere spiccatamente sperimentale, fortemente voluta da Walt Disney stesso proprio allo scopo di coniugare immagini e musica, ma anche per questo venne da alcuni criticata in quanto presenta “l’ardito” accostamento tra musica classica, considerata arte colta, e l’animazione dei disegni, considerata arte povera.

Conoscendo i limiti della riproduzione del suono che accompagna l’animazione, vennero allestiti molteplici altoparlanti che potessero fornire un più ampio ascolto della musica, metodo che venne chiamato Fantasound.

Fantasia” voleva essere un’opera a tutto tondo, costituita da 3 altoparlanti dietro lo schermo e 65 casse acustiche distribuite in tutta la sala tutte posizionate attorno agli spettatori, per ottenere così una nuova esperienza del suono: quello stereofonico.

Quest’opera è considerata senza ombra di dubbio il maggior successo di tutti i tempi, non solo per l’estrema cura prestata alla parte sonora, come sopra sottolineato (costituita da 8 brani, il cui termine si ha con “L’Ave Maria” di Schubert.) ma anche per l’accuratezza delle immagini (in effetti per rendere ancora più efficaci le espressioni di Topolino venne chiamato Fred Moore che aggiunse le pupille bianche al posto dei puntini neri che prima aveva al posto degli occhi).

Scena tratta dal film “Fantasia”. In questa scena il brano scelto fu la ballata di Goehte “L’apprendista stregone” 1797(scherzo sinfonico, ovvero ritmo e musica che ispirano una situazione comica),  musicato in un secondo momento per la Diseny da Paul Dukas.

Scena tratta dal film “Fantasia”. In questa scena il brano scelto fu la ballata di Goehte “L’apprendista stregone” 1797(scherzo sinfonico, ovvero ritmo e musica che ispirano una situazione comica), musicato in un secondo momento per la Diseny da Paul Dukas.

Infatti, durante l’elaborazione di “Fantasia”, Disney colse l’interesse per le forme astratte, vedendo negli anni Trenta “The colour Box” di Len Lye, il quale disegnava e dipingeva direttamente sulla pellicola le sue narrazioni astratte.

Per questo motivo decise di chiamare Oskar Fischinger, che sapeva unire eccezionalmente la musica con le forme astratte nelle sue animazioni, per realizzare il brano di apertura di “Fantasia“. [1]

Per quanto riguarda l’aspetto antropomorfo che persiste in tutto il lungometraggio di “Fantasia“, si riscontra il parametro di far prendere vita ad ogni soggetto e oggetto che compare nel film: ogni cosa si anima!

La musica classica, poi, enfatizza l’aspetto antropomorfico in maniera trionfale, costituendo parte integrante dell’animazione stessa.

Il tema delle stagioni venne rappresentato in forma animata con, ad esempio, fate che grazie al loro tocco magico permettono alla natura di prendere vita: questo è un esempio di antropomorfismo più fisico che caratteriale, in quanto gli animali, gli insetti, gli alberi, i fiori e ogni sorta di vegetazione prende vita muovendosi e ballando a ritmo di musica come potrebbe fare un ballerino reale.

Altri esempi possono essere costituiti dai fiori, le cui radici diventano gambe per potersi muovere, e i petali diventano capelli o grandi cappelli; oppure dai funghi danzanti, dalle scope che prendono vita e trasportano secchi d’acqua sotto la magia di Topolino .

Tuttavia, l’antropomorfismo degli animali dovette essere eliminato, ad esempio, nella parte dedicata alla creazione del mondo, dove gli animali preistorici dovevano assumere sembianze reali e questo implicò non pochi problemi, perché l’intero staff dei disegnatori di Disney era abituato a realizzare animali con grandi occhi e componenti fisiche umanizzate.

Ad ogni modo, la caratterizzazione umana degli animali venne ripresa nella parte dedicata alla parodia del balletto classico, dove le tipiche figure esili dai movimenti flessuosi ed eleganti delle ballerine sono interpretate da animali come i goffi struzzi o i corpulenti ippopotami ed elefanti.

Gli struzzi ballerini, immagine che appartiene al balletto “La Danza delle ore” contenuta nel film animato di “Fantasia”.

Gli struzzi ballerini, immagine che appartiene al balletto “La Danza delle ore” contenuta nel film animato di “Fantasia”.

Sebbene si sia parlato molto della fama di Walt Disney, la prima animazione con il sonoro è attribuita a Max Fleischer con “My Old Kentuchy Home“, opera che tuttavia non presenta lo studio approfondito del sonoro come quello compiuto per “Fantasia”.

Max Fleischer assieme al fratello Dave, disegnatore di vignette, fondò nel 1920, una casa di produzione di cartoni animati, l’unica che in quegli anni riuscì in qualche modo a tenere testa alla Disney.

I Fratelli Fleischer erano degli innovatori perpetui: dopo aver inventato il Rotoscopio nel 1918, che consiste nella retroproiezione di un’immagine ripresa dal vivo ed i singoli fotogrammi venivano ricalcati per essere riutilizzarli successivamente nelle animazioni [2] , promossero le “Song Car-Tunes ossia animazioni ove veniva inserito il “Bouncing Ball“, ovvero la palla che salta sulle lettere delle parole per far seguire al pubblico in sala il testo della canzone, il quale si potrebbe definire come l’antenato del moderno Karaoke. Con il Bouncing Ball crearono, così, animazioni che si rifacevano sulla base sonora.

Nacque, così, la prima serie animata sonora più importante dei fratelli Max e Dave Fleischer che porta il titolo di “Talkartoons.

Qualche anno dopo, invece, si indirizzarono verso l’utilizzo della post-sincronizzazione, ovvero la creazione della musica ed il suo inserimento solo dopo aver completato l’animazione.

Considerati i “nemici” della Disney, I Fleischer cercarono di essere presenti nel mondo dell’animazione sia sul piano sperimentale sonoro che nella realizzazione di svariati lungometraggi, caratterizzati da uno stile tendente al grottesco e di segno marcato, al contrario delle forme levigate ed armoniose e dei temi principalmente dolciastri di Walt Disney.

Non si può non citare quella che è considerata la loro opera prima, ossia Betty Boop personaggio di spicco del duo, la quale, nelle primissime animazioni in cui comparve, creò grande scandalo. [3]

Il personaggio di Betty Boop comparve per la prima volta nel 1931 nell’animazione dal titolo “Bimbo’s iniziation“, ossia le avventure di Bimbo un cagnolino antropomorfo che si trova immerso in avventure molto particolari, dove ritroviamo pareti che si sollevano, pavimenti che scivolano, trappole organizzate ecc., elementi che costituiscono un classico esempio di surrealismo applicato nei cartoni animati. Poi fu la volta di “Popeye the sailorman“(Braccio di Ferro) il quale ebbe un successo che dura ancora nei nostri anni.

“Bimbo”, il cagnolino realizzato dai Fleischer, visto nelle sue varianti espressioni e comportamenti.

“Bimbo”, il cagnolino realizzato dai Fleischer, visto nelle sue varianti espressioni e comportamenti.

I fratelli Fleischer realizzarono, infine, altri lungometraggi quali “Gulliver’s Travel“, “The lord of the rings” e “Mr Bug goes to town” ove, contrariamente alle opere precedentemente descritte, la musica sembrava essere, invece che parte integrante del film, una cosa a sé.

Copertina di “Mr Bug goes to town”, uno dei primi lungometraggi dei fratelli Fleischer con il sonoro e i primi tentativi di colore, realizzato nel 1941.

Copertina di “Mr Bug goes to town”, uno dei primi lungometraggi dei fratelli Fleischer con il sonoro e i primi tentativi di colore, realizzato nel 1941.

Allo scarso successo dei sopra citati lungometraggi, seguì il fallimento dei due fratelli, non più capaci di contrastare l’imponenza della “Disney Studio”.

Negli Anni Quaranta comparve un altro autore, che aveva precedentemente collaborato con Walt Disney e Ib Iwerks: Walter Lantz.

Lantz, dopo numerosi personaggi antropomorfi, creò nel 1941 quello che è considerato il suo personaggio di punta: Picchiarello (Woody Woodpecker) un picchio antropomorfo, rivisitato stilisticamente più volte fino ad ottenere la versione che tutti noi oggi conosciamo.

Per rafforzare e caratterizzare al meglio la figura di Picchiarello l’autore lo dotò di un tipo di risata che permise la riconoscibilità di tale personaggio antropomorfo ogni qual volta faceva la sua comparsa (che più o meno sarebbe scritta così: “Heh-heh-heh-HEH,heh-heh-heh-HEH,heh-heh-heh-HEH,eheheheheh!”).

Se, come si racconta, Disney creò il suo fantomatico personaggio durante un viaggio in treno, secondo quanto riportato dall’agente di Lantz il personaggio di Picchiarello fu ideato  durante la luna di miele dell’autore, durante la quale veniva disturbato nel sonno da un picchio che tempestò di buchi l’intero appartamento.

“Picchiarello”, comparso nel 1941.

“Picchiarello”, comparso nel 1941.

Si può, dunque, affermare che gli autori si erano ispirati a fatti che potevano accadere nella realtà, dando vita a personaggi molto vicini al quotidiano, ma che assumevano nell’animazione un fascino del tutto diverso e insolito.

Tuttavia, oltre all’aneddoto di cui sopra, vennero formulate altre ipotesi che, sia per Walt Disney che per Walter Lantz, cercavano di dare una spiegazione circa la nascita di personaggi così particolari (ed in seguito così tanto famosi) quali Topolino e Picchiarello: c’era chi rintracciava la nascita dei personaggi antropomorfi in quella sorta di immedesimazione provata dall’autore stesso nel suo personaggio animato (spesso Walt Disney era raffigurato mentre si guardava allo specchio e nel riflesso vi era l’immagine di Topolino); altri, meno poeticamente, considerando che l’antropomorfismo era un elemento portante del cinema d’animazione classico negli Anni Trenta in America, indicavano la nascita di questo tipo di personaggi come un fenomeno puramente commerciale.

Al di là delle svariate teorie sulla genesi dei personaggi antropomorfi, v’è infine da porre l’accento anche sulle storie di cui erano protagonisti, vicende che sempre più appartenevano alla sfera comune, così come maggiormente venivano studiate l’attribuzione delle caratteristiche comportamentali di ogni singolo personaggio antropomorfo, tali da permettere una sorta di fedele trasposizione negli animali di quei comportamenti tipici dell’essere umano (personaggi animati che rappresentavano ad esempio la figura dell’uomo saggio, capace, goffo o imbranato, ecc.)

L’animale antropomorfo assomiglia sempre più all’uomo.

[1] Tuttavia, la loro collaborazione durò ben poco, poiché entrambi erano abituati a “dominare” le loro creazioni animate, cosicché Fischinger abbandonò ben presto lo studio Disney.

[2] Il primo film animato di questo tipo fu “The Einstein Theory of Relativity“, 1923, Fratelli Fleischer.

[3] Si narra che Betty Boop sia apparsa originariamente sottoforma di un cane.

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