2.2 Aspiranti al titolo “Premio Fumetto della Storia”

Riprendendo il tema del rapporto tra cinema (movimento) e fumetto (statica), non si può parlare di Animated Cartoons senza parlare di Cartoons (oggi fumetti), denominati in questo modo in America alla fine dell’Ottocento, così come ne è stata datata la nascita.

A questo proposito, è interessante il dibattito che avvenne nei paesi d’Europa, in cui ci fu una sorta di lotta sulla nascita del fumetto.

Furono diverse le Nazioni che si contesero la genesi del fumetto, come la Francia, dove troviamo Cristophe (all’epoca Georges Colomb) con “La famille Fenouillard”, nel 1889, la Gran Bretagna con Charles Henry Ross, “Ally Sloper” del 1867, la Germania, Wilhelm Busch con “Max und Moritz” del 1865, oppure la Svizzera, Rodolphe Topffer con “Monsieur Jabot” del 1833.

Senza contare, poi, che in America oltre a Outcault ci furono Rudolph Dirks con Katzenjammer Kids”, i nostri Bibì e Bobò del 1897 e James Swinnerton con “Little Bears” del 1892, anticipando per qualche anno caratteristiche di Yellow Kid.

Proprio nei riguardi dello Svizzero Topffer si sollevarono ulteriori polemiche, visto e considerato che realizzò sin dal 1827 “Sette racconti per immagini“stampati successivamente nel 1833, precedendo, dunque, la creazione di Swinnerton.

In conclusione, la data della nascita del fumetto è del tutto rivoluzionata secondo queste nuove scoperte, in contrasto con lo storico Coulton Waugh che tentò di attribuire il primo personaggio fumettistico ad Outcault, come anteprima di arte statunitense, il quale ebbe un maggior successo rispetto a Topffer, considerando anche lo sviluppo di massa che ebbe all’epoca questo potente mezzo mediatico.

In Italia, invece, si ebbe come al solito un sbocco di quest’arte in ritardo: nel 1907 con il “Corriere dei Piccoli“, rivolto ad un pubblico infantile, italianizzando i nomi dei personaggi americani e i baloon sostituiti con le didascalie a piè di pagina.

Prima di arrivare alla “nuvoletta” tipica dei fumetti, chiamata baloon, si ebbe un ulteriore passaggio nei primi fumetti o meglio quelli che si credono i primi fumetti, come Yellow Kid del 1895, nel quale, in questo caso specifico, le scritte comparivano sulla maglietta gialla del protagonista.

Striscia quotidiana che apparse con il personaggio di Yellow Kid, che nacque dapprima come uno dei tanti protagonisti nelle strisce di Outcault, successivamente è diventato il simbolo delle vignette comico-grottesche, il quale rivelava alla fine la morale attraverso le scritte sul suo camicione giallo.

Striscia quotidiana che apparve con il personaggio di Yellow Kid, nato dapprima come uno dei tanti protagonisti nelle strisce di Outcault, successivamente è diventato il simbolo delle vignette comico-grottesche, il quale rivelava alla fine la morale attraverso le scritte sul suo camicione giallo.

In America i “cartoons” (che oggi chiameremo comics) erano già diventati una tradizione, quando nacquero i primi disegni animati, definiti “strisce” di fumetto, che comparirono nei periodici e riflettevano, come nel caso di Yellow Kid, la società del tempo.

Yellow Kid, ad esempio, era rappresentato in maniera graficamente semplicistica, rozza, e le didascalie erano scritte in uno slang che anche gli immigrati di quel tempo potevano comprendere pur non sapendo correttamente la lingua: si trattava, dunque, di un prodotto diretto anche ad un pubblico che era scarsamente preparato in conoscenze letterarie. Le storie, quindi, erano volutamente ingenue con tratti caricaturali, senza prestarvi troppa attenzione, ma che in particolare riflettevano i problemi della società americana in una chiave satirica.

Non a caso, agli inizi del Novecento, era nata una nuova forma di spettacolo, che attraeva il pubblico poiché caratterizzato dall’uso dell’ironia e della satira con cui venivano trattati i tempi politici.

Di pari passo al genere “cartoons” nasceva il “Cinema Comico”, caratterizzato anch’esso da un aspetto comico-grottesco.

È innegabile, dunque, che in tal periodo le tre forme d’arte, “strisce” disegnate, cinema comico e cinema d’animazione, avessero un forte legame e che crearono successivamente un rapporto di stili e forme che condizionò quelli che oggi sono gli “animated cartoons”.

Come scrisse Federico Fellini in omaggio al mondo del fumetto:

“il mondo dei fumetti potrà prestare generosamente al mondo del cinema le sue scenografie, i suoi personaggi, le sue storie, ma non la sua suggestione, più segreta, che è quella della fissità, l’immobilità delle farfalle trafitte da uno spillone.

“Il fumetto è il fascino spettrale di quei pupazzi di carta, di quelle situazioni fissate per sempre, immobili come burattini senza fili. È improponibile nel cinema che ha la sua seduzione nel movimento, nel ritmo e nella dinamica.”

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