1.3 La genesi della cinematografia animata

“Per cercare un movimento, basta alzare gli occhi”

Teoria del Caos.

Si evince che ancora oggi non sia semplice tracciare una linea definita storica sul cinema d’animazione, considerando anche che molti studi effettuati sono contraddittori fra loro.  Oggigiorno ci domandiamo dov’è il confine tra reale o “finto”, dato che oramai la tecnica ha raggiunto livelli in cui con la computer grafica si può realizzare un intero film che sembra essere costituito da attori veri e scenografie reali.

E c’è da porre il punto anche sulla questione che molti preconcetti si aggirano intorno a quest’arte, il primo tra i quali è quello che i film animati siano un panorama diretto e realizzato solo per l’infanzia, opinione legata alla casa di produzione Disney, che canalizza le sue produzioni a livello cinematografico, più che nell’esprimere un linguaggio autonomo e i principi estetici delle tecniche utilizzate.

Il cinema d’animazione può essere definito come un mezzo espressivo che attraverso la successione di immagini statiche realizzate isolatamente fa nascere il movimento durante la loro proiezione, senso del movimento dato dall’illusione ottica fornita dal succedersi delle immagini in circa 24 fotogrammi al secondo.

Nel corso dell’Ottocento si assiste a tutta una serie di tentativi, esperimenti, brevetti e ricerche, rivolti ad ottenere l’illusione del movimento, sia modificando e perfezionando la lanterna magica, sia inventando nuove apparecchiature.

Il cinema “dal vero” riprenderà gli studi effettuati in campo fotografico, mentre il cinema d’animazione riprenderà proprio i primi giocattoli a scopo educativo, come la lanterna magica, in cui la ricerca del movimento è collegata con il disegno e l’illustrazione.

Le sperimentazioni non riguardarono il solo campo cinematografico d’animazione, ma anche le arti figurative nella seconda metà dell’Ottocento, che tentarono una loro strada per la conquista del movimento.

A partire dai pionieri dell’impressionismo come Manet, Degas, Monet, Redon e Rodin, che introdussero nelle arti figurative questa esigenza del movimento, di dinamismo, fino alle estreme espressioni di tale concetto con gli artisti futuristi come Marinetti, Carrà, Balla, Boccioni, Russolo, nonché con molte altre correnti artistiche anche più vicine ai giorni nostri, che affronteranno il tema del movimento.

Lo stretto legame fra il cinema d’animazione e le arti figurative è sottolineato dal fatto che i primi a cimentarsi con il nuovo mezzo espressivo furono proprio gli illustratori e i caricaturisti, seguiti dai pittori d’avanguardia, e soprattutto i primi fumettisti: basti considerare che il cinematografo nasce nel 1895 e nello stesso anno nasce Yellow Kid, il primo fumetto a strisce seriale ad opera di Richard Felton Outcault. Un rapporto che prosegue ancora tutt’oggi di pari passo.

Come si è precedentemente detto le tecniche, gli esperimenti e i tentativi furono numerosi durante la nascita dei primi film animati. Sin dalla preistoria gli uomini disegnavano all’interno delle caverne, rappresentando figure sia animali che umane, fino a che, con il susseguirsi di momenti storici, non si arrivò alla scoperta che illuminando opportunamente gli oggetti si poteva già avere una sorta di illusione di movimento. Nacquero i primi spettacoli in Egitto, India e in Cina con le famose Ombre Cinesi.

Il primo tentativo che possiamo oggi definire anticipatore del cinema d’animazione fu, senza ombra di dubbio, l’invenzione della Lanterna Magica, 1645.

La Lanterna Magica venne usata, in principio, per scopi educativi e di intrattenimento, scoprendo ben presto che la proiezione delle immagini su di una parete, riproduceva il movimento. Bastava in effetti far passare delle immagini di fronte all’obiettivo per ottenere una sequenza di immagini in movimento, ma era pur sempre un’illusione.

La storia delle lanterne magiche inizia nel 1500, con gli studi di Leonardo Da Vinci e Leon Battista Alberti, e nel 1645 con “Ars magna lucis et umbraeAthanasius Kircher si fornì una precisa descrizione dell’utilizzo della “scatola”; le immagini dipinte su una lastrina di vetro, poste davanti ad un obiettivo, provvisto di lente e di illuminazione da parte di una fonte di luce (comunemente una lampada ad olio) venivano ingrandite e proiettate su di una parete.

La Lanterna Magica di Kircher in “The great art of Light and Shadow”, 1645.

La Lanterna Magica di Kircher in “The great art of Light and Shadow”, 1645.

Le caratteristiche elementari di quasi tutti i dispositivi utilizzati nel corso degli anni erano:

  1. Serie di immagini, disegni o fotografie, che rappresentano un’azione con variazioni progressive nel disegno;
  2. La loro presentazione, una alla volta, in rapida successione;
  3. La loro sintesi, direttamente sulla retina dell’occhio;
  4. Alcuni mezzi grazie ai quali la luce, o la visione, viene bloccata mentre avviene il cambio di immagine.

Frontespizio dell’opera di Kircher  “Ars magna lucis et umbrae”, 1645.

Frontespizio dell’opera di Kircher “Ars magna lucis et umbrae”, 1645.

Uno dei primi congegni ad aver dimostrato molto semplicemente la facoltà della retina di mantenere l’immagine visiva per un certo tempo, fu un giocattolo ottico, il Thaumatropio, di J. Ayrton Paris, del 1826.

Il Thaumatropio era costituito da un disco di cartoncino con due buchi sui bordi opposti: inserendo dei fili attraverso i buchi e tenendo con i pollici le due estremità, si facevano roteare in modo che il disco girasse velocemente. Ogni lato del disco aveva disegnata o stampata un’immagine, e roteando il disco appariva un’immagine unica. I disegni che maggiormente venivano rappresentati erano quelli di una gabbia vuota su di un lato e un uccellino sull’altro lato. Il Thaumatropio mostrava il concetto in modo elementare della persistenza visiva.

Disegno che spiega il funzionamento del Thaumatropio di J. Ayrton Paris, giocattolo del XIX° sec.

Disegno che spiega il funzionamento del Thaumatropio di J. Ayrton Paris, giocattolo del XIX° sec.

Ben presto si svilupparono numerosi espedienti legati alla persistenza della visione del movimento attraverso disegni e fotografie.

Nel 1832 il fisico belga Joseph Plateau (affascinato dalla persistenza visiva, attuò un esperimento ottico fissando per 25 secondi il sole, con la conseguente perdita della vista) inventò il Phenakistoscopio. Tale giocattolo consisteva in un grande disco  di cartoncino con dei disegni sul lato, che si riflettevano su di uno specchio, e venivano osservate attraverso le fessure del disco. Poiché attraverso questo giocattolo solo una persona alla volta potevano visionare comodamente le immagini riflesse, vennero aggiunti in seguito un obiettivo, una luce e più specchi, così da poter essere viste da più persone.

Immagine di un tipo di Phenakistoscopio  inventato da Joseph Plateau nel 1832.

Immagine di un tipo di Phenakistoscopio inventato da Joseph Plateau nel 1832.

Un altro sistema inventato poco dopo, fu lo Zootropio, o “ruota della vita”; attraverso la forma di una scatola cilindrica senza coperchio, bilanciata su un’asta verticale che permetteva la facile rotazione, nella scatola erano inserite strisce di disegni posizionate in modo che dalle fessure si potessero vedere dall’altro lato. Brevettato nel 1860 come gioco, ben presto gli inventori progettarono altre forme illusorie di movimento derivanti proprio dallo Zootropio e dalla sua forma cilindrica, gestendo però la visione dei disegni attraverso il riflesso di specchi posizionati appositamente.

Lo Zootropio, con accanto un prototipo di striscia disegnata.

Lo Zootropio, con accanto un prototipo di striscia disegnata.

I disegni furono impiegati dapprima anche per una piccola novità ottica in forma di libro, apparso all’incirca nel 1868, chiamato Cineografo; consisteva in una serie di pagine disegnate su un lato e legate saldamente lungo un bordo; per manipolarlo bastava sfogliare le pagine con il pollice mentre il libro veniva tenuto fra le mani.

Fu la volta dell’ingegnosa invenzione del 1877 da parte del francese Émile Reynaud che chiamò il suo congegno Praxinoscopio (o Prassinoscopio).

Quest’ultimo sviluppato nel Théâtre Optique (o Teatro Ottico), a partire dal 1892, permetteva la visione ad un numero maggiore di spettatori con una durata che poteva variare dai 5 ai 15 minuti.

Gli esperimenti che presero vita dal 1888, permisero a Reynaud di utilizzare una sorta di pellicola simile a quella cinematografica. Questa pellicola trasparente con i fori su i margini permettevano, così, con l’utilizzo di una ruota dentata, lo scorrimento della pellicola ed essendo interamente disegnata si può parlare di vero e proprio cinema d’animazione. La proiezione avveniva dietro allo schermo per mezzo di un sistema di specchi e lenti, e le immagini venivano dipinte sulle strisce.

Gli spettacoli sottoposti alle persone, sequenze animate accompagnate da effetti sonori o da un’orchestra apposita, erano denominati “pantomime luminose“, definizione tecnicamente ineccepibile, ma allo stesso tempo lieve ed evocativa considerando anche il fatto che era realizzato interamente attraverso il gioco di specchi e riflessi, dunque l’immagine appariva affievolita. Le proiezioni riguardavano storie semplici e di breve durata, con pochi personaggi che si muovevano in un ambiente colorato come le illustrazioni tipiche per l’infanzia, ricche, però, di originale vena poetica.

Nel 1894 si ha,così, la creazione di “Autour d’une cabine” (“Intorno a una cabina“), una tipica storia teatrale, che trattava la storia di una coppia borghese di Parigi in vacanza al mare, nella quale la signora veniva insidiata dal classico bellimbusto, infastidito, però, dal cagnolino della signora, con la successiva vendetta finale del marito.

Raffigurazione di Émile Reynaud mentre presenta la proiezione praxinoscopica del suo Théatre Optique nel 1892.

Raffigurazione di Émile Reynaud mentre presenta la proiezione praxinoscopica del suo Théatre Optique nel 1892.

E tutto questo fu solo 3 anni prima della data ufficiale della nascita del cinema, che avvenne nel 1895 con i fratelli Lumière.

Dunque, non sarebbe scorretto sostenere che il cinema d’animazione sia nato prima del cinema stesso; e questo porterebbe a conferire ai disegni animati una giusta aura di nobiltà.

Avvenne, però, che con la nascita dello spettacolo cinematografico dal vero, il pubblico accorse nelle prime sale cinematografiche e sempre meno agli spettacoli delle pantomime: l’ultima proiezione di Reynaud viene datata il 28 Febbraio del 1900.

Alla fine del XIX secolo, il pubblico era pronto ad accogliere forme di animazione più complesse.

Auguste e Louis Lumière proiettarono con successo il loro primo film con il Cinematographe nel 1895, ad una società scientifica di Parigi: ne La sortie des usines Lumière“, in cui si mostravano i lavoratori che uscivano dalla fabbrica alla fine della giornata.

Il Cinematographe deve, però, molto alle ricerche di Muybridge e Marey.

Edward Muybridge, nel 1880, con la sistemazione di 24 macchine fotografiche collegate alle corsie dei cavalli da corsa, tramite dei cavi riuscì a fissare il movimento reale di un cavallo in corsa; continuò le sue ricerche fotografando il movimento degli animali e dell’uomo. I suoi fotogrammi, inoltre, forniscono ancora oggi alcune basi di studio per animatori.

Sequenza del cavallo saltante, aspetto che Muybridge riprese più volte  negli ultimi anni del XIX sec.

Sequenza del cavallo saltante, aspetto che Muybridge riprese più volte negli ultimi anni del XIX sec.

E.J. Marey, invece, abbellì i suoi scritti con diagrammi e grafici, realizzati con il supporto di congegni elaborati, per cronometrare gli animali in movimento e rilevare le loro orme sul terreno. Studiò intere fasi del movimento in quasi tutte le specie di forma di vita esistenti.

Marey e Muybridge differivano sia come metodi di lavoro sia per gli obiettivi: il primo tracciava su di una lastra i cambiamenti successivi di atteggiamento di arti e parti, o le posizione di alcuni punti fissi nei suoi modelli; il secondo, invece, otteneva immagini singole, ma correlate di atteggiamento assunto dai suoi soggetti in una sequenza ordinata e collegata. Il fucile fotografico di Marey fu una macchina da presa originale, che permetteva di riprendere il movimento degli uccelli in volo su una lastra di vetro.

Questa foto mostra 11 sculture diverse con il diverso posizionamento delle ali, basate sullo studio di Marey riguardante i volatili.

Questa foto mostra 11 sculture diverse con il diverso posizionamento delle ali, basate sullo studio di Marey riguardante i volatili.

Altro aspetto da menzionare è senza dubbio l’illustrazione popolare e la caricatura, che costituiranno un aspetto importante, come poi  verrà affrontato nel capitolo successivo, della figurazione dell’Ottocento. [1]


Nel periodo di sviluppo della cinematografia, il pubblico non aveva ancora piena coscienza della chiara distinzione tra cinema disegnato e film con persone reali, ma tale confine si sarebbe delineato gradualmente non appena si ebbero sviluppi nel campo cinematografico e nel quale emersero generi sempre diversi.

Si stavano, dunque, formando tre indirizzi specifici: quello del “cinema diretto”,  il cosiddetto “live action” e “film a cartoni animati”, disegnati e ripresi fotogramma per fotogramma; infine una “combinazione” delle due precedenti, ripresa diretta, disegni animati ed effetti ottici aggiunti in fase di stampa.

In quest’ultimo caso, non si può non citare Georges Meliès che, nel 1890, diffuse diverse forme di cinema: “Voyage to the moon” (1902) e “The conquest to the pole” (1912), vennero realizzati tramite la tecnica della dissolvenza e della sovrapposizione delle immagini, storie che trattavano temi del surreale e dell’impossibile.

Voyaje to the moon” (“Le Voyage dans la Lune“) il film più celebre di Meliès, ispirato ai romanzi “De la Terre à la Lune di Jules Verne e “The First Men on the Moon” di Herbert G. Wells, tratta della storia di un gruppo di cinque uomini accompagnati dal professore Berbenfouillis, presidente dell’Associazione degli Astronomi, che vogliono intraprendere un viaggio sulla Luna attraverso un missile, il quale, però, va centrare il faccione sorridente della luna; fanno, così, il dispiacevole incontro con gli abitanti della luna, e nel tentativo di fuggire scoprono, infine di ritorno sulla terra, che uno di loro è rimasto attaccato al missile.

Meliès essendo influenzato anche dalla sua carriera di prestigiatore, utilizzò numerosi trucchi nel campo del cinema per stupire il pubblico. Venne attribuito al film l’onore di essere considerato su scala mondiale il primo film di fantascienza, anche se, in realtà, Meliès non considerava di certo importante la scienza e la tecnologia, visto e considerato che i suoi personaggi sono abbigliati come se fossero dei grandi maghi con i cappelli a punta.

Scoprì, agli inizi del Novecento, la sua tecnica scatto singolo“, tecnica alla base dell’animazione, con particolari effetti scenici, del tipo apparizione e scomparse di personaggi e oggetti in scena. Si tratta, dunque, di animare oggetti in scena dal “vero”, attraverso la stessa tecnica che serve oggigiorno per animare i pupazzi o i disegni. Occupandosi, quindi, di preparazioni tecniche per il cinema dal “vero”, fornisce i primi cenni del cinema d’animazione.

Particolare del film “Le Voyage dans la lune” di Meliès del 1902. 35mm, in bianco e nero, senza sonoro di durata approssimativa di 13 minuti.

Particolare del film “Le Voyage dans la lune” di Meliès del 1902. 35mm, in bianco e nero, senza sonoro di durata approssimativa di 13 minuti.

A proposito di Meliès, qualche anno fa, precisamente nel 1996, un gruppo musicale realizzò un video dove si riprendevano i temi, ma soprattutto gli effetti magici di “Voyage to the moon“. Il video musicale, che rappresenta sempre il tema del viaggio sulla Luna, è in effetti un tributo al grande regista dei primi “effetti speciali”, il titolo della canzone è “Tonight Tonight” degli Smashing Pumpkins.

Si può dire, dunque, che agli inizi del Novecento, soprattutto intorno al 1905, cominciarono ad essere proiettati i primi film d’animazione.

Sebbene gli storici, adesso, attribuiscano a Meliès la nascita della storia del cinema d’animazione, fino a qualche anno fa era considerato il caricaturista James Stuart Blackton il pioniere di tale arte.

Fu quest’ultimo che introdusse l’animazione nel 1906 con “Humorous Phases of Funny Faces” (“Trasformazioni umoristiche di facce buffe“), considerato il primo film animato della storia: iniziava con la famosa scena della mano dell’artista mentre disegna i volti di un uomo e di una donna, quando la mano scompare dalla scena i disegni prendono vita: ruotano prima gli occhi, poi all’uomo viene offerto un sigaro, inizia a fumare e manda il fumo sul viso della donna (il fumo ad esempio è reale e viene sovrapposto ai disegni).

Blackton disegnò oltre 3000 immagini esponendo la pellicola diverse volte prima di ottenere l’effetto voluto.

Sequenza di immagini di “Humorous phases of funny faces”, creato da James Stuart Blackton nel 1906. Nel primo Frame si vede la mano dell’artista che crea il personaggio,nel secondo frame i due personaggi prendono vita, e nell’ultimo frame vi è un giocoliere.

Sequenza di immagini di “Humorous phases of funny faces”, creato da James Stuart Blackton nel 1906. Nel primo Frame si vede la mano dell’artista che crea il personaggio,nel secondo frame i due personaggi prendono vita, e nell’ultimo frame vi è un giocoliere.

Ancora ben più lodato e di successo fu “The Hunted Hoteldel 1907, in collaborazione con il cameraman Albert E. Smith, in cui si potevano vedere oggetti che si spostavano o che si trasformavano in altri oggetti.

Con Smith fondò il “Vitagraph“, nel quale nel 1907 sperimentò la tecnica del “passo uno“.

Fu degno di nota anche lo spagnolo Segundo De Chomon, interessatosi per lo più alla tecnica cinematografica, il quale riscosse successo nel suo paese e all’estero.

I principali film che si possono citare, che hanno avuto un notevole successo, sono “El hotel elètrico” e “La lègende du fantôme” rispettivamente del 1905 e 1907, nei quali vennero utilizzati ingegnosi espedienti tecnici di animazione, come lo “scatto singolo“. “Hotel Elètrico era basato sulla tecnica d’animazione per spostare gli oggetti inanimati, tuttavia pur riconoscendogli una notevole abilità tecnica, era un tipo di abilità che rischiava di risultare gratuita e fine a se stessa.

Conosciuto, in sintesi, come un grande conoscitore delle tecniche allora innovative, dell’uso dei mezzi cinematografici come: colorare a mano i film animati, tecnica chiamata pochoir, e come abile manovratore del carrello cinematografico (“travelling”) in Italia con “Cabiria”, 1914 di Pastrone.

Fermo immagine del film “Hotel Elètrico”  dal regista Segundo De Chomon, nel 1905.

Fermo immagine del film “Hotel Elètrico” dal regista Segundo De Chomon, nel 1905.

[1] In particolare, lo stretto legame con il fumetto che verrà affermandosi nel corso del secolo, costituirà la base per l’elaborazione contenutistica e formale della maggior parte dei disegni animati, grazie ad uno scambio continuo di idee ed influenze.

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